Judo F.A.Q.

  1. Cos’è il Judo e su quali principi si basa?
  2. Qual’è lo scopo della pratica del Judo?
  3. Da quale arte marziale deriva il Judo Kodokan?
  4. Quali sono le differenze tra Judo e Ju Jitsu? Il Judo è efficace per la difesa personale?
  5. Quando è nato il Judo Kodokan?
  6. Chi creò il Judo Kodokan?
  7. Cos’è il Dojo?
  8. Quali sono le prime cose che si apprendono in un Dojo?
  9. Cos’è il Kuzushi?
  10. Cos’è il Kiai?
  11. Quali tecniche vengono usate nel Judo?
  12. Quali sono i principi operativi delle tecniche del Judo?
  13. In quali gruppi sono classificate le tecniche di proiezione nel Judo (nage waza)?
  14. Cos’è il Go-Kyo?
  15. Cosa sono le combinazioni di tecniche (renraku-waza) e come si classificano?
  16. Cosa sono le controtecniche (kaeshi waza) e quali sono i principi di contrattacco?
  17. In quali gruppi sono classificate le tecniche di controllo nel Judo (katame waza)?
  18. Come sono classificate le tecniche dei colpi nel Judo (atemi waza)?
  19. Chi sono Tori ed Uke?
  20. Quando è stato inserito il Judo tra gli sport Olimpici?
  21. Quali sono le regole attuali dello shiai (gara) di Judo (ju-sport)?
  22. Qual’è la differenza tra Judo Kodokan e Ju-sport?
  23. Qual’è la differenza tra randori e shiai?
  24. Quali sono i principali metodi di allenamento e pratica del Judo?
  25. Cos’è un Kata?

1. Cos’è il Judo e su quali principi si basa?

Il principio base del Judo è conosciuto universalmente attaraverso le parole stesse del suo fondatore Jigoro Kano: ‘La flessibilità può neutralizzare la forza bruta’.

La parola ‘Ju-do’ infatti è composta da due ideogrammi: ‘ju’ significa flessibilità, non-resistenza, dolcezza, ‘do’ si traduce con cammino o via; Judo è dunque ‘la via della non resistenza’ o la ‘via della flessibilità’, il cammino che conduce ad una vita equilibrata utilizzando un metodo di educazione fisica e mentale basato su una disciplina di combattimento a mani nude.

Le due massime: ‘il miglior uso della energia, fisica e morale’ e ‘amicizia e mutua prosperità’ sintetizzano la filosofia che è alla base del Judo Kodokan.

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2. Qual’è lo scopo della pratica del Judo?

Scopo essenziale della pratica del Judo è la massima valorizzazione dell’energia umana in ogni suo aspetto fisico e morale affinchè il praticante possa raggiungere una condizione di armonia nei rapporti con se stesso e con i suoi simili.

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3. Da quale arte marziale deriva il Judo Kodokan?

Il Judo deriva dal Ju jitsu, un’arte marziale senza esclusione di colpi, basato su tecniche d’attacco e difesa senz’armi o con armi corte già noto in Giappone 2000 anni fa.

Alla fine del secolo XIX, Jigoro Kano si propose di recuperare il patrimonio marziale del Giappone antico e al tempo stesso di trasformarlo selezionando e sintetizzando le tecniche dalle scuole più importanti. Il suo intento fu dunque quello di trasformare un’arte che era all’origine di autodifesa in una moderna pratica sportiva.

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4. Quali sono le differenze tra Judo e Ju Jitsu? Il Judo è efficace per la difesa personale?

Il Judo trae la sua origine dalle antiche tecniche marziali delle scuole di Ju Jitsu. Il suo fine ultimo però è lo sviluppo del corpo e dello spirito del praticante tramite una disciplina sportiva, formativa e divertente mentre il Ju Jitsu era soprattutto un metodo più o meno brutale per sconfiggere un avversario in un combattimento reale.

Il Judoka che pratichi Judo nella sua interezza (Randori e Kata), dopo avere terminato l’educazione primaria, sarà introdotto alle forme di combattimento reale (Shinken Shobu Waza) che hanno uno strettissimo legame con le antiche tecniche di Ju Jitsu.

La pratica integrale del Judo Kodokan determina l’acquisizione di una specie di “sesto senso”: rende abili a reagire istintivamente a qualunque azione dell’avversario, sfruttando a proprio vantaggio i suoi movimenti. Il Judoka che studia in modo approfondito il combattimento reale (Shinken Shobu Waza) avrà la conoscenza tecnica per rispondere efficacemente se viene aggredito fuori dal Dojo.

Nel vastissimo patrimonio tecnico del Judo rimane memoria delle antiche forme del Ju Jitsu: il Koshiki no kata (forma delle cose antiche) è infatti un Kata della scuola di Ju Jitsu Kito Ryu.

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5. Quando è nato il Judo Kodokan?

Il Judo Kodokan venne fondato nel 1882. Ko-do-kan significa letteralmente ‘Scuola per lo studio della Via’; inizialmente il dojo di si trovava in una saletta del tempio shintoista Eishoji sito nel quartiere Shimoya di Tokyo.

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6. Chi creò il Judo Kodokan?

Il fondatore del Judo Kodokan fu Jigoro Kano con la collaborazione di soli nove amici-discepoli nel 1882 in una piccola saletta di 12 tatami del tempio shintoista Eishoji sito nel quartiere Shimoya di Tokyo.

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7. Cos’è il Dojo?

Il Dojo è l’ambiente dove si insegna e si pratica Judo. Il termine ‘Do’ significa via e il termine ‘Jo’ designa un luogo preciso: ‘Dojo’ dunque si può tradurre come ‘il luogo in cui si insegna la via’.

E’ un termine di provenienza buddista: la sala di meditazione di certi templi si chiama ‘Dojo’, ed è anche il nome della palestra in cui si studia un’arte marziale. Idealmente è un ambiente vasto il cui suolo è ricoperto di tatami (stuoie di paglia o di materiale plastico), i muri sono spogli e in genere di colore chiaro.

Al centro del muro di fronte all’entrata sono fissati uno o più elementi simbolici: il fiore del ciliegio, una sciabola da samurai, la fotografia di Jigoro Kano o un kakemono (pittura giapponese che si avvolge su un bambù).

Dall’insieme si sprigiona un clima di austerità, di pace profonda, un ambiente favorevole allo studio e alle ricerche serie.

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8. Quali sono le prime cose che si apprendono in un Dojo?

Il primo gesto che si insegna ad un principiante in un dojo, dopo averlo iniziato all’annodamento della cintura, è il saluto. Successivamente l’allievo sarà introdotto all’arte di cadere.

Dopo poco tempo imparerà le prime tecniche di controllo (katame waza) e di proiezione (nage waza).

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9. Cos’è il Kuzushi?

Questo termine significa “rompere” o “deformare la posizione”. Poiché si possa manovrare con un minimo di forza l’avversario e farlo oggetto di una proiezione (ma anche di una lussazione e uno strangolamento) è necessario rompere la sua posizione naturale. Un individuo privo di equilibrio non può resistere ed attaccare.

Esistono otto direzioni principali in cui rompere la posizione di equilibrio e corrispondono agli otto punti cardinali e ordinali di un’ipotetica “rosa dei venti” del kuzushi.

Per applicare efficacemente una proiezione su un avversario, questi dovrà essere perfettamente squilibrato nella direzione giusta. Ogni tecnica necessita del suo squilibrio specifico.

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10. Cos’è il Kiai?

Il Kiai, nella tradizione del Judo e delle scuole marziali giapponesi, è un potente urlo che può essere usato sia per dominare l’avversario, sia per farlo rinvenire nel caso in cui sia caduto in stato di incoscienza per una violenta tecnica subita.

Al Kiai è attribuito il potere di concentrare il proprio spirito e di unirlo a quello dell’avversario al fine di dominarlo.

Nel Kime-no-Kata, il kata della decisione, il Kiai è impegnato come tecnica di attacco per battere l’avversario, mentre nel Kuatsu, tecnica di rianimazione giapponese studiata nel Judo, è usato per riportare allo stato di coscienza in caso di sincope e come valido aiuto alle tecniche di manipolazione e riflessoterapia.

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11. Quali tecniche vengono usate nel Judo?

Nel Judo si usano tre categorie di tecniche: le tecniche di proiezione (nage-waza); tecniche di controllo (katame waza), che comprendono immobilizzazioni al suolo (osaekomi waza), strangolamenti (shime-waza) e leve articolari (kansetsu waza); le tecniche di colpi portati su punti vitali (atemi waza), utilizzate solo nei kata e nel combattimento reale.

Un’altro approccio può essere quello di classificare le tecniche Judo in randori waza (tecniche sportive) e shinken shobu waza (tecniche per il combattimento reale).

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12. Quali sono i principi operativi delle tecniche del Judo?

L’uso dell’equilibrio e dello squilibrio. Il principio della leva per raggiungere grande potenza. Sfruttare la forza dell’avversario. Sfruttare la debolezza dell’avversario. Principio della cedevolezza e della flessibilità. Forza, tempismo e ricerca dell’opportunità.

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13. In quali gruppi sono classificate le tecniche di proiezione nel Judo (nage waza)?

Tachi Waza: tecniche eseguite dalla posizione eretta.
Questa categoria si può ulteriormente suddividere in te waza (tecniche di braccia), koshi waza (tecniche di anca) e ashi-waza (tecniche di gamba).

Sutemi Waza: tecniche in sacrificio. Vengono chiamate così poichè si “sacrifica” il proprio equilibrio per proiettare a terra l’avversario, cioè lasciandosi cadere per trascinarlo al suolo. Si distinguono in ma sutemi waza (tecniche in sacrificio verso l’avanti) e yoko sutemi waza (tecniche in sacrificio portate di lato).

Makikomi Waza: tecniche eseguite in avvolgimento sull’avversario.

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14. Cos’è il Go-Kyo?

Il Go-kyo No Waza è la progressione standard delle tecniche di proiezione del Judo. Creato originariamente nel 1895, dal 1920 al 1982 il Kodokan Gokyo No Waza era costituito di 40 proiezioni suddivise in 5 gruppi di 8 tecniche.

Dopo il 1982 furono aggiunte tecniche addizionali, lasciando tuttavia inalterato il go-kyo originario.

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15. Cosa sono le combinazioni di tecniche (renraku-waza) e come si classificano?

Un Renraku waza è un attacco successivo ad uno che non va a buon fine o va parzialmente a buon fine. Il primo attacco lascia una traccia che permette a Tori di eseguire il renraku waza sfruttando la reazione di Uke alla prima tecnica.

Le combinazioni sono innumerevoli e vengono classificate a seconda della direzione dello squilibrio (kuzushi) e del tipo di tecniche usate.

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16. Cosa sono le controtecniche (kaeshi waza) e quali sono i principi di contrattacco?

I Kaeshi waza sono tecniche di contrattacco (o controtecniche). Ad esempio Uke esegue una tecnica di proiezione in maniera imperfetta e Tori sfrutta l’errore dell’avversario contrattaccando a sua volta con una tecnica di proiezione, oppure una tecnica di controllo.

Le combinazioni sono innumerevoli e vengono classificate a seconda del tipo di reazione di Tori all’attacco di Uke (bloccare, schivare, approfittare) e del tipo di tecniche usate.

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17. In quali gruppi sono classificate le tecniche di controllo nel Judo (katame waza)?

Osae komi waza: tecniche di immobilizzazione

Kwansetsu waza: tecniche di lussazione

Shime waza: tecniche di strangolamento

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18. Come sono classificate le tecniche dei colpi nel Judo (atemi waza)?

Ude ate: tecniche dei colpi con l’arto superiore (punta delle dita, pugno, lato del mignolo, gomito, ecc.).

Ashi ate: tecniche dei colpi con l’arto inferiore (ginocchio, avampiede, tallone ecc.).

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19. Chi sono Tori ed Uke?

Tori è colui che esegue una tecnica e Uke è colui che la subisce.

Il ruolo di Uke non è assolutamente secondario rispetto a quello di Tori, ma per certi versi è addirittura più importante: Uke infatti deriva dal verbo ukeru, (“ricevere”); Uke è dunque “colui che dà”, colui che si mette a disposizione del compagno per farlo progredire nella pratica.

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20. Quando è stato inserito il Judo tra gli sport Olimpici?

Il Judo venne inserito nel programma dei Giochi Olimpici a partire dalle Olimpiadi di Tokyo, nel 1964.

Le Olimpiadi attuali contemplano una competizione maschile ed una femminile di Judo. Il regolamento applicato (categorie di peso, punteggi, ecc.) è quello della I.J.F. International Judo Federation

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21. Quali sono le regole attuali dello shiai (gara) di Judo (Ju-sport)?

  • L’arbitro si serve di gesti e di parole per condurre il combattimento. I due judoka sono di fronte. Uno con la cintura rossa e l’altro con la cintura bianca. L’arbitro li invita a farsi il saluto (Rei) e poi annuncerà a voce molto alta “Hajime” (cominciate); quando vuole interrompere l’azione griderà “Matte” (aspettate); e per chiudere l’incontro dirà “Soremade” (finito).
  • L’arbitro annuncerà l’”Ippon” quando un atleta proietta l’avversario nettamente sulla schiena con forza velocità e controllo oppure lo tiene a terra immobilizzato per 25 secondi.
  • L’arbitro annuncerà “Waza-Ari” quando alla tecnica di proiezione manca uno dei tre elementi per l’”Ippon” (caduta netta sulla schiena, forza, velocità), oppure quando l’immobilizzazione dura dai 20 ai 24 secondi.
  • Quando un judoka realizza una tecnica che non merita il “Waza-Ari” perché manca di uno dei tre elementi (proiezione netta all’indietro, forza, velocità), l’arbitro annuncerà “Yuko” (oppure quando l’immobilizzazione viene mantenuta dai 15 ai 19 secondi).
    Quando un combattente fa cadere l’altro con una certa forza o velocità sulla coscia o sui glutei l’arbitro annuncerà “Koka” (oppure quando l’immobilizzazione a terra viene mantenuta dai 10 ai 14 secondi).
  • Quando comincia l’immobilizzazione l’arbitro annuncia “Osae komi” e quando è interrotta “Toketa”. Quando l’arbitro vuole ammonire uno o tutti e due gli atleti perché non attaccano (nella lotta in piedi) li avvertirà e poi, se l’atleta ammonito insisterà nella “passività”, verrà penalizzato con il gesto del mulinello, con sanzioni crescenti: ”Shido”, “Chui”, “Keikoku”, fino anche alla squalifica (“Hansoku”). Le sanzioni ”Shido” (corrispondente al “Koka”), “Chui” (corrispondente a “Yuko”), “Keikoku” (corrispondente a “Waza-Ari”) si sommano, nel senso che dopo un’infrazione viene comminata una certa sanzione; all’infrazione successiva verrà attribuita la penalità superiore, anche se l’atleta commette sempre la stessa irregolarità, fino alla squalifica (“Hansoku-Make”).
  • Le sanzioni vengono attribuite per infrazioni alle regole (uscita dall’area, passività ecc.) o per scorrettezze (azioni pericolose per l’incolumità) e, alla fine del combattimento, verranno trasformate sul tabellone in punteggi tecnici corrispondenti.
  • L’arbitro assegnerà la vittoria in base al numero di punti segnati sul tabellone, o chiamerà l’intervento dei giudici in caso di parità. Non è ammesso il verdetto di parità.

(Tratto dal sito FIJLKAM)
Scarica il file PDF del regolamento

Il regolamento di Arbitraggio Tradizionale del Kodokan si differenzia sostanzialmente con le attuali regole di arbitraggio del ju-sport (vedi sopra).
Esso infatti penalizza tutti gli atteggiamenti e le tattiche di combattimento contrarie allo spirito del Judo Kodokan e non vengono contati i vantaggi di koka e yuko. Quindi gli unici punteggi ammessi sono waza ari (mezzo punto) e ippon (punto).

Inoltre l’arbitro interviene quando i combattenti violeranno i seguenti articoli del regolamento di gara Judo Kodokan:

  • evitare o rompere intenzionalmente la presa dell’avversario per impedire l’azione di combattimento;
  • adottare una posizione sconveniente per evitare la sconfitta o per invalidare la posizione dell’avversario;
  • tenere con continuità da un solo lato (con entrambe le mani) il bavero, la manica dell’avversario oppure la sua cintura o la casacca all’estremità inferiore;
  • compiere qualsiasi azione che possa ferire, recare danno all’avversario o che sia contro lo spirito del Judo.

21.1 Termini di arbitraggio

  • Hajime — combattete
  • Matte (braccio teso verso la parte anteriore palmo verso la parte anteriore) — fermate e ritornate in posto
  • Soremade — fine del combattimento
  • Sonomama (toccando i due combattenti) — quando l’arbitro vuole verificare qualche cosa senza modificare la posizione dei combattenti durante la lotta a terra
  • Yoshi (toccando brevemente i due combattenti) — riprendete il combattimento, dopo Sonomama
  • Hantei — decisione dei giudici (braccio alzato in verticale)
  • Koka (braccio piegato, palmo verso la parte anteriore all’altezza del torso) — piccolo vantaggio
  • Yuko (braccio teso di fianco a 45 gradi, dita tese) — vantaggio medio
  • Waza-ari (braccio teso di fianco a 90 gradi, dita tese) — mezzo punto
  • Ippon (braccio teso al di sopra la testa, dita tese) — vittoria acquisita (punto), fine del combattimento
  • Osae-komi — inizio dell’immobilizzazione (braccio teso in avanti a 90 gradi palmo verso terra)
  • Toketa — uscita dall’immobilizzazione (agita il braccio teso in avanti a 90 gradi a destra e sinistra col palmo di taglio)
  • Shido — sanzione (indica col dito il combattente sanzionato)
  • Hansoku-make — squalifica

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22. Qual’è la differenza tra Judo Kodokan e Ju-sport?

Lo scopo principale del Judo Kodokan è il migliore impiego dell’energia umana in ogni suo aspetto fisico e morale affinchè il praticante possa raggiungere una condizione di armonia nei rapporti con se stesso e con gli altri.

Nel Ju-sport, cioè il Judo competitivo, l’obiettivo invece è ristretto alla mera ricerca della vittoria.

Il Ju-sport ha dunque un obiettivo parziale ed è un’applicazione parziale degli scopi più ampi in cui si riconosce la disciplina Judo Kodokan. Il Ju-sport è solo una piccola parte del Judo Kodokan sia tecnicamente (molte tecniche dei Kata sono proibite nelle competizioni), sia dal punto di vista degli scopi che si prefigge.

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23. Qual’è la differenza tra randori e shiai?

Entrambi definiscono un confronto tra due praticanti di judo: il randori è la pratica libera, un po’ come una libera composizione letteraria (mentre il kata è la grammatica), non c’é un arbitro poiché non é importante stabilire un vincitore.

Lo shiai è il confronto sportivo, la gara. E’ presente l’arbitro che dirige l’incontro e che, assieme ai due giudici, stabilisce chi vince e chi perde.

Nel randori l’obiettivo é lo studio e la ricerca dell’ippon al di là di qualsiasi risultato. Nello shiai l’ippon é solo un mero strumento per vincere e non più fine.

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24. Quali sono i principali metodi di allenamento e pratica del Judo?

  • Kata: esercizio formale
  • Tendoku renshiu: allenamento in solitario dove si mimano con la maggiore precisione possibile i movimenti delle tecniche.
  • Uchi komi: attacchi ripetuti su avversario (statico e che oppone una resistenza) delle varie tecniche di proiezione
  • Yaku soku geiko: allenamento libero e flessibile in spostamento. Uke e tori si proiettano liberamente quando si presenta la giusta opportunità senza resistenza.
  • Kakari geiko: esercizio libero in cui tori attacca sempre e uke si difende sempre senza mai contrattaccare.
  • Randori: pratica libera
  • Shiai: competizione

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25. Cos’è un Kata?

Il Kata è nel contempo una sequenza obbligatoria di tecniche fondamentali, un metodo di studio speciale e una forma strettamente codificata di allenamento. Scopo del Kata è quello di trasmettere di generazione in generazione la tecnica, lo spirito e gli scopi del Judo.

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