Educazione
fisica.
Marcello Bernardi: una cintura nera per insegnare a vivere
Questo articolo è un'intervista
di Daniela Condorelli a Marcello Bernardi noto pediatra e cintura
nera di Judo, molto interessante per i genitori dei piccoli judokas
e per i judokas stessi.
Data 19 maggio 1998
Per gentile concessione del sito: Scuola
Judo "Tomita"
Marcello Bernardi non è solo il guru della pediatria italiana,
è un "judoista di rango" che ha imparato il primo
comandamento del judo: dare, senza alcuna contropartita.
Oggi, molti anni dopo aver segnato una svolta storica
nella scienza dell'infanzia liberando il bambino dalle superstizioni
che lo costringevano, vuole trasmettere un'esperienza meno nota
ai genitori e ai suoi lettori. L'esperienza di Marcello Bernardi
judoka. Di fronte a una società che si regge sulla trinità
"successo, potere, soldi", Bernardi riflette sulla necessità
di cambiare il mondo e propone uno strumento: l'arte del judo. Con
la sua trinità: "corpo, mente, cuore". Nasce così
il libro, scritto a quattro mani con il maestro di judo Cesare Barioli
per Luni editrice (in libreria dal 22 maggio), Corpo mente cuore,
un dibattito tra l'armata occidentale, descritta da Bernardi, e
l'orda selvaggia orientale, sostenuta da Barioli.
Perché un libro sul judo?
Perché il judo è uno strumento per
cambiare il mondo. Nel libro io sostengo una tesi: che il mondo
debba essere cambiato. L'uomo ha percorso, da sempre, la strada
dell'avidità, dell'idolatria del denaro. Da quando l'umanità
ha scelto il vitello d'oro, la parola d'ordine è "badare
al sodo", all'imitazione di padroni e campioni, a far conti,
a rafforzare la propria immagine, a guadagnare e a prendere. Il
nostra corpo è diventato merce, la nostra mente si è
trasformata in un registratore di cassa, il nostra cuore è
stato imbavagliato. E il prezzo da pagare è la paura. Abbiamo
paura di tutto: della sofferenza, della malattia, della morte, della
povertà, della solitudine, del mondo. Per dirlo con le parole
di Cesare Barioli: il cuore è lo spirito, l'anima, il centro
di coscienza che può essere seppellito da un'educazione tendenziosa.
La mente è un magazzino/strumento che archivia immagini;
dovrebbe essere al servizio del cuore, ma in realtà è
spesso influenzata dal corpo. Quest'ultimo è una comunità
di cellule sotto il controllo del cuore. Nel judo, cuore, mente
e corpo si unificano, cioè si concentrano su un principio
morale che si sintetizza nel "migliore impiego delle energie"
In che senso il Judo è uno strumento per educare?
L'idea fondamentale alla base del judo è arrivare
a dare incondizionatamente, senza nulla in cambio. "Tutti insieme
per progredire", affermava il suo fondatore. Perché
facendo judo miglioro me stesso per essere utile agli altri. Il
judo è una strada per arrivare a questo, perché permette
di conquistare il vuoto della mente e quindi di entrare in sintonia
con il cuore. Dopo anni di parcellizzazione del bambino e della
pediatria, la nuova generazione di pediatri sta recuperando il senso
clinico, cioè l'impiego della ragione. Sta recuperando la
visione di insieme del suo piccolo paziente. E in questo sarebbe
facilitata dalla pratica del judo, che io suggerisco a tutti i giovani
pediatri.
Lei scrive: "nella mia vita ho imparato metà
dai bambini e metà dal Judo. Il bello è che ho imparato
le stesse cose da entrambe le parti".
É vero. Da quando ho iniziato a fare il pediatra,
cinquant'anni fa, avrò visto venti, trentamila bambini. Ho
cercato di osservarli, di capire la loro realtà, la profondità
del loro dolore, la loro benevolenza. Ho vista un bambino rincorrere
uno scorpione per accarezzarlo, e un altro (era maggio del '45 in
un paesino di rifugiati prima dell'arrivo degli americani) dare
del pane ad un cane de!le SS addestrato ad uccidere. I bambini sono
leali, sinceri, generosi, non hanno paura, non conoscono la viltà;
siamo noi che con la pretesa di "educarli", insegnamo
loro ad aver paura, ad essere vili, a diventare furbi. Dal judo
ho appreso la sincerità, l'armonia, la decisione, il coraggio,
il rispetto. Pensiamo al senso del colore della cintura: non è
un grado, una gerarchia, ma un segnale di rispetto, un avvertimento
sulla preparazione di chi la indossa. Di fronte ad una cintura gialla
o marrone, so come comportarmi, cosa posso o non posso fare. Il
judo insegna la generosità, elimina l'astio, il rancore,
l'ansia di vincere.
Il bambino prima di tutto, il bambino al centro.
È questa la grande svolta della pediatria di cui Marcello
Bernardi è stato promotore.
Quarant'anni fa il bambino era un oggetto. Lo è
ancora, ma c'è una differenza: è cambiata la collocazione.
Era un oggetto da tutelare e far crescere uguale agli altri, omologato;
ora è esattamente la stessa cosa, ma è stato messo
su un piedistallo come.un feticcio. Il bambino di oggi è
uno status symbol: per lui si vogliono i migliori vestiti e le migliori
scuole, lui deve essere il più nutrito, il più bello.
Si può essere disposti a dare la vita per lui, ma rimane
pur sempre un oggetto. L'idea che sia una persona con diritti più
grandi di quelli degli adulti e con doveri irrilevanti (perché
ha pochi strumenti a disposizione), non ci sfiora. I genitori dimenticano
troppo spesso di essere solo la "freccia che lancia i propri
figli verso case future che neppure in sogno potranno visitare".
Dimenticano che il mestiere del bambino è andare verso il
mondo e il loro è aiutarlo ad andarsene.
Come svolgerlo, allora, questo difficile mestiere?
Fare i genitori significa uscire da se stessi, non
contare più come persona. Abbiamo dato vita a un nuovo essere
e siamo totalmente al suo servizio. Il genitore è prima di
tutto un modello di cui il bambino ha bisogno, in cui crede ciecamente
(gli esperti parlano di "fiducia primaria"). Per il bambino,
tutto quello che il genitore fa è sacrosanto, "deve"
essere fatto così. Ma sono i comportamenti quotidiani che
contano: le nostre amicizie, i nostri gusti, i nostri atteggiamenti
educano. Non ho mai vista un maestro di judo mettersi in cattedra
a emanare leggi e regolamenti. No, vive sulla materassina, mostra,
fa vedere.
Che ruolo hanno l'obbedienza, le regole?
Nessuno. Aveva ragione Don Milani: l'obbedienza non
è una virtù. Mi pare piuttosto che sia un'abdicazione
alla propria dignità, alla qualità di esseri umani.
Una forma di alienazione da se stessi. Perché quando c'è
è suggerita dalla paura. Di essere abbandonati, disapprovati,
puniti. L'obbedienza implica omologazione, un mostro che incombe
anche sulla scuola dove sopravvive la convinzione che l'obbedienza
sia una virtù. L'educazione è uno scambio, un modo
di esistere, di fare, di affrontare la vita. La vera scuola non
è quella, grottesca, fatta di programmi uguali per tutti
e dl classificazione, in cui non si va per ricevere, ma per diventare
primo della classe. Il sistema scolastico, così come è
strutturato oggi, è valido solo per creare egoisti. Non dimentichiamo
che il mondo sociale del bambino non è per lui uno dei mondi
possibili, ma l'unico. Così il primo della classe o l'asino
dovranno mantenere con ogni mezzo il loro rango. Il primo sarà
perciò indotto a recitare sempre la parte del "superiore"
e il secondo a ricorrere a ogni truffa pur di sopravvivere. É
la cosiddetta teoria dell'etichettamento in cui tutte le energie
sono convogliate per tenere in vita il personaggio definito dall'etichetta.
Un'ottima introduzione al più spietato egoismo. Passiamo
alle regole. Sono uno strumento per convivere civilmente, ma non
vedo come possano avere a che fare qualcosa con l'educazione che
si vale di ben altri strumenti come l'affetto, il rispetto, la libertà.
Questo non vuol dire che le norme vadano escluse, ma che ne vada
esclusa l'imposizione, questo sì. Ci sono alcune norme tecniche
inevitabili (il bambino non può giocare sul davanzale del
balcone all'ottavo piano), ma non educative. L'importante è
che non diventino antieducative. Che non costituiscano cioè
una minaccia, un ricatto affettivo, un'imposizione e, soprattutto,
che non siano troppe o ripetute troppo spesso. Anche di parole ci
può essere inflazione: quando sono troppe, non valgono più
nulla.
Questo è un sito d'informazione
realizzato a puro scopo informativo e divulgativo, i cui contenuti
non vogliono offendere alcuno, ma semplicemente esprimere
libere
opinioni. |

Creato da Fabio
Ronci, 2000/2004
|