"Il Judo non è soltanto uno sport. Io lo considero un principio di vita, un'arte e una scienza [...] Dovrebbe essere libero da qualsiasi influenza esteriore, politica, nazionalista, razziale, economica, od organizzata per altri interessi. Tutto ciò che lo riguarda non dovrebbe tendere che a un solo scopo: il bene dell'umanità."
Tsuri Goshi è una tecnica d’anca molto simile ad O Goshi che appartiene al terzo gruppo del Go Kyo (Dai Sankyo). Nella sua esecuzione classica Tori spezza l’equilibrio di Uke in avanti, prendendo la sua cintura con la mano destra per sollevare il suo corpo. Lo porta a contatto con le proprie anche e lo proietta ruotando sul fianco.
Le anche e il dorso di Tori devono essere il più possibile a contatto con l’addome e il petto di Uke e molto importante è il movimento combinato delle due mani: la destra tira la cintura di Uke verso l’alto, la sinistra verso il basso.
[Traineau (FRA) ottiene ippon con Tsuri Goshi al Paris Open 2006]
Sasae Tsurikomi Ashi appartiene al primo gruppo, Dai Ikkyo, del Go kyo del Kodokan Judo. E’ classificata come tecnica di gamba, Ashi-waza.
Si traduce con bloccaggio del piede sollevando (pescando). È una tecnica di gamba di piccola ampiezza. Non occorre una grande forza, ma è necessaria una certa energia per la sua riuscita.
La proiezione può essere eseguita facilmente da piccoli e grandi, tenendo presenti due consigli pratici: i piccoli di statura attaccheranno, con più facilità, sull’arretramento del piede sinistro dell’avversario e i grandi, sull’avanzamento del piede destro.
Scritto da Fabio martedì, 7 settembre, 2010 | Nella categoria Nage waza | 1 commento
E’ la variante di Yoko Shio Gatame. La mano sinistra di Tori anzichè andare sotto la testa di Uke come in Yoko Shio Gatame passa sotto il braccio dell’avversario afferrando la cintura.
Kata Guruma è una proiezione di grande ampiezza che consiste nel fare oscillare Uke sulle spalle. Classificata come tecnica di braccia (te waza), appartiene al terzo gruppo del Go Kyo (Dai Sankyo).
Il maestro Jigoro Kano ideò personalmente Kata Guruma prendendone spunto da una antica del jujitsu: Kino Katsugi che consisteva nel caricare sul dorso Uke e proiettarlo di traverso con un ginocchio a terra. Kano subiva questa tecnica da un allievo più grande e prepotente, per questo ne era rammaricato: il maestro lesse vari trattati, vide tecniche occidentali e asiatiche di lotta ed ideò la tecnica che si conosce ai giorni nostri. Il maestro incontrò di nuovo il prepotente jujitsuka ma l’esito fu completamente differente, nonostante Kano fosse molto più gracile.
In Kata guruma Tori, attraverso una forte trazione alla manica di Uke, lo obbliga a portare tutto il peso sul suo piede destro, quindi abbassandosi con la spalla sotto la cintura, carica Uke e lo fa oscillare sulle spalle. Nella proiezione, Tori richiama la gamba sinistra al fine di fare spazio per la caduta ad Uke.
Kata Guruma, per un certo periodo, venne praticamente abbandonata in competizione ma è ritornata in voga in seguito, con varianti molto interessanti (si veda il video di seguito) che un po’ la snaturano ma che pongono l’accento sull’efficacia in combattimento.
[Compilation di Kata Guruma (e delle sue varianti) in competizione]
Che paese in fibrillazione era il Giappone verso la fine dell’Ottocento, quando per sopravvivere cominciò la sua veloce corsa alla modernizzazione. Tutto doveva essere nuovo, moderno, basta con le antiche usanze feudali, abolita la casta dei samurai ai quali un editto dell’Imperatore Meiji proibì di portare le due sacrosante spade; così i poveri ex guerrieri si videro costretti a diventare imprenditori, funzionari, impiegati, e a vestirsi con capi di abbigliamento occidentale, magari soltanto una bombetta, o un paio di pantaloni con sopra il kimono.
I bimbi nelle scuole cantavano la canzone della Palla della Civiltà, dovevano contare ogni rimbalzo nominando oggetti utili come la macchina a vapore, i lampioni a gas, le scarpe di cuoio, per mettersi bene in mente cosa era nuovo e bello, mentre l’Imperatore scriveva versi tipo «Oh, come vorrei rendere questo paese secondo a nessuno».
Nei due video seguenti i fratelli Rorion e Royce Gracie spiegano alcune tattiche molto efficaci usate nel Brazilian Jiu-Jitsu per chiudere la distanza e portare un aggressore al suolo. Quest’approccio, che si è dimostrato particolarmente efficace nelle gare di MMA, viene impiegato dagli esperti di Judo e Brazilian Jiu-Jitsu quando devono affrontare esperti in arti di percussione per portare il combattimento ad una distanza a loro più congeniale.
Il controllo a corta distanza in posizione eretta, su un avversario pronto a colpire, non viene considerato dal Judo moderno e questo è un vero peccato. I Kata di Judo contenenti i principi della difesa personale prediligono infatti una difesa basata sul principio Ju enfatizzano le schivate e i tai sabaki (rotazioni del corpo), un po’ come avviene nell’Aikido. Rorion e Royce Gracie invece ci mostrano una strategia completamente differente e forse più realistica: vanno a prendere Uke, lo bloccano e lo proiettano dal clinch.
Come prima cosa Tori colpisce Uke con un calcio laterale al ginocchio, la stessa tecnica che troviamo nel Kodokan Goshin Jutsu (yoko fumikomi geri). In seguito Tori, approfittando della reazione di Uke accorcia la distanza, evita uno o due pugni al viso, afferra l’avversario cingendolo alla vita e appoggia il piede destro all’esterno della sua gamba. In questo modo Tori controlla fermamente Uke in posizione eretta.
In base alla reazione di Uke, Tori entra in una tecnica di anca o in Ko Soto Gari. Una volta portato Uke a terra, Tori lo immobilizza con Tate Shio Gatame (“montada” nel Brazilian Jiu-Jitsu). Da questa posizione di vantaggio può finirlo con alcuni colpi o una tecnica di controllo.
O Goshi appartiene al primo gruppo del Go kyo Dai Ikkyo ed è classificata come tecnica d’anca (koshi waza). Il suo nome significa “Grande colpo d’anca”. L’obiettivo di questa tecnica é di inserire il più possibile l’anca sotto il baricentro di Uke.
Per l’esecuzione di questa tecnica occorre squilibrare Uke in avanti, passare il braccio destro dietro alla sua schiena, senza afferrare la cintura, sollevare Uke con l’ausilio delle anche e contemporaneamente continuare a tirare in avanti. Le anche di Tori devono sporgere rispetto a quelle di Uke ed è importante, inoltre, che siano più basse di quelle di Uke; le gambe devono essere aperte e flesse, per sollevare espingere in avanti, mentre con il braccio destro si mantiene il contatto con il corpo di Uke.
O Goshi é il classico colpo d’anca presente in tutti i sistemi di lotta, dalla Greco-Romana al Sambo, dal Glima al Sumo…
Scritto da Fabio sabato, 4 settembre, 2010 | Nella categoria Nage waza | 3 commenti
Un tempo Uchi Mata era classificata come tecnica di gamba (Ashi Waza), oggi è eseguita anche in una seconda forma che è più una tecnica d’anca (Koshi Waza). Appartiene al secondo gruppo del Go Kyo (Dai Nikyo) ed è una delle tecniche più utilizzate nelle competizioni da tutti i judoka indistintamente.
La sua esecuzione consiste nell’inserire la gamba destra tra quelle di Uke sollevandolo e proiettandolo. Lo squilibrio è in avanti e le braccia di Tori continuano la trazione portando un buon contatto tra il fianco di Tori e il torace di Uke. Tori lancia poi la gamba distesa tra quelle di Uke, sollevandolo con una rotazione di tutto il busto verso sinistra.
La sua variante eseguita con l’uso prevalente dell’anca, adottata specialmente dagli atleti di bassa statura, è ottenuta falciando sempre con la gamba la parte interna della coscia destra di Uke, ma entrando molto con l’anca. Per eseguire Uchi Mata è richiesta un’ottima coordinazione dei movimenti e una perfetta capacità di bilanciamento del proprio corpo.
[Il Maestro Hiroshi Katanishi esegue Uchi Mata]
[Compilation di Uchi Mata dalle competizioni internazionali]
[Koshi Jime applicato come contrattacco a Seoi Nage]
Koshi Jime letteralmente “strangolamento con l’anca”. Nella sua applicazione l’anca di Tori viene spinta contro il lato del collo di Uke mentre le mani si muovono e afferrano come in Okuri Eri Jime.
E‘ uno strangolamento molto potente che necessita di particolari attenzioni al fine di non ferire il compagno. Di difficile esecuzione, una volta acquisita l’abilità necessaria, consente di affrontare e attaccare avversari anche molto passivi che si chiudono nella classica posizione “a tartaruga” per evitare il combattimento.
Tori attacca Uke con Tomoe Nage. Uke reagisce parando l’attacco con una difesa Go e inginocchiandosi. Tori, sfruttando la reazione di Uke, prosegue l’azione ruotando le anche e applicando Ude Hishigi Juji Gatame. Questo Renraku è un esempio di combinazioni di tecniche da Nage Waza (proiezione) a Kansetsu Waza (lussazione).
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