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	<title>Infojudo &#187; jujitsu</title>
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	<description>Il sito informativo sul Judo Kodokan</description>
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		<title>Alcune tecniche di difesa del Daito Ryu Aiki Ju Jutsu</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 18:10:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura Giapponese]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa personale]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Judo del Prof. Jigoro Kano fu molto influenzato dalle tecniche del Daito Ryu che furono introdotte da <a href="http://www.judo-educazione.it/Judo/saigo/saigo.html">Shiro Saigo</a>, direttore tecnico del Judo Kodokan e precedentemente successore designato e figlio del Soke del Clan Takeda.</p>
<p>Saigo fu un campione imbattibile (sua era la tecnica Yama Arashi &#8211; tempesta nella montagna) che lo rese celebre. Derivano inoltre dal Daito Ryu l&#8217;Hapkido coreano, l&#8217;Hakko-ryu, lo Shorinji Kempo, e anche in parte lo Yoseikan Budo.</p>
<p>PRIMA PARTE</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=g6sZSC66ul4">http://www.youtube.com/watch?v=g6sZSC66ul4</a></p>
<p>SECONDA PARTE</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Y600l5UbR10">http://www.youtube.com/watch?v=Y600l5UbR10</a></p>
<p>[Alcune tecniche di difesa tratte dal Daito Ryu Aiki Ju Jutsu eseguite presso il Sasuga Dojo di Helsinki (Finlandia)]</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.infojudo.com%2Falcune-tecniche-di-difesa-del-daito-ryu-aiki-ju-jutsu%2F&amp;title=Alcune%20tecniche%20di%20difesa%20del%20Daito%20Ryu%20Aiki%20Ju%20Jutsu" id="wpa2a_4"><img src="http://www.infojudo.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p><p>Articoli correlati:<ol>
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		<title>Il Judo educativo; in Giappone ieri e in Italia oggi</title>
		<link>http://www.infojudo.com/il-judo-educativo-in-giappone-ieri-e-in-italia-oggi/</link>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 18:09:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Judo come educazione]]></category>
		<category><![CDATA[Cesare Barioli]]></category>
		<category><![CDATA[Ju-sport]]></category>
		<category><![CDATA[Judo e bambini]]></category>
		<category><![CDATA[jujitsu]]></category>

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		<description><![CDATA[di Cesare Barioli Conferenza tenuta nell’Università dell’Aquila il 23/11/1999 Per gentile concessione del sito: Scuola Judo Tomita Vi chiedo di scusarmi, ma inizio con una nota biografica. Nel mio biglietto da visita c&#8217;è scritto: insegnante di judo. Non ho titoli da elencare o incarichi sociali da vantare. Per quanto riguarda il judo (&#8220;via dell&#8217;adattabilità&#8221;), la disciplina [...]
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Cesare Barioli<br />
Conferenza tenuta nell’Università dell’Aquila il 23/11/1999</strong></p>
<p><strong>Per gentile concessione del sito: <a href="http://www.scuola-judo-tomita.com/" target="_blank">Scuola Judo Tomita</a></strong></p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 182px"><img class=" " title="Cesare Barioli" src="http://venus.unive.it/venescus/judo/immagini/2009%20TROFEO%20TRICOLORE%20BARIOLI.jpg" alt="Cesare Barioli" width="172" height="180" /><p class="wp-caption-text">Cesare Barioli</p></div>
<p>Vi chiedo di scusarmi, ma inizio con una nota biografica. Nel mio biglietto da visita c&#8217;è scritto: insegnante di judo. Non ho titoli da elencare o incarichi sociali da vantare. Per quanto riguarda il judo (&#8220;via dell&#8217;adattabilità&#8221;), la disciplina che ho praticato per quasi mezzo secolo di vita, è stata creata da un professore e burocrate giapponese (Kano Jigoro) nell&#8217;intento di proporre una nuova educazione, che non ha a che fare con la disciplina olimpica promossa in Occidente. Inoltre vorrei anticipare un&#8217;obiezione: non sono un apostolo dell&#8217;Oriente, continente che cerco di comprendere, ma non mi sogno di accettare passivamente. E ora vorrei sottoporvi a un corso intensivo di judo, perché sia più chiaro il contesto di quanto voglio dire.</p>
<p><span id="more-588"></span><br />
Uno degli artefici della configurazione scolastica del Giappone nel XX° secolo, Kano Jigoro, ha inserito un principio morale universale in un&#8217;arte di attacco e difesa nata nel periodo feudale giapponese, il jiu-jitsu, reso ormai obsoleto dalla struttura sociale e dalla diffusione delle armi da fuoco. Quell&#8217;arte feudale di autodifesa è stata così trasformata in una disciplina educativa di straordinaria rilevanza, che ha un profondo significato morale. Il rilievo storico e sociologico del judo educativo dovrebbe essere trattato a parte e a lungo. Nella vicenda del judo educativo si rispecchia una parte importantissima della cultura giapponese. Mi limito ad alcune osservazioni di larga massima, sviluppando soprattutto gli insegnamenti che ho tratto dagli anni passati nella interpretazione, traduzione, pubblicazione dei testi classici del judo educativo.</p>
<p>Il judo fa convergere le parti dissociate dell&#8217;essere umano in una direzione ideale. Noi diciamo che unifica corpo, mente e cuore nella direzione del principio morale definito come &#8220;il miglior impiego dell&#8217;energia&#8221;. Questa suddivisione dell&#8217;essere umano in &#8220;corpo, mente e cuore&#8221; è empirica. Per &#8220;cuore&#8221; intendiamo quello che altri hanno chiamato anima, spirito, affettività. Per &#8220;mente&#8221; intendiamo uno strumento calcolatore abbinato a una raccolta di immagini. Per &#8220;corpo&#8221; intendiamo proprio il corpo, nella sua fisicità e materialità.</p>
<p>Ora, il motivo per cui il judo ha storicamente assunto la dimensione di una lotta, è che il guerriero ha scoperto (e, soprattutto, il guerriero giapponese ha conservato questa scoperta fino a noi) che nel pericolo dì essere tagliati in due da uno spadone, l&#8217;essere umano unifica le sue facoltà nel saltare di fianco. Voglio dire che, in tale circostanza, nel gesto difensivo o nel contrattacco, non ha esitazioni inconsce, subconscie,o dettate dal super-io. Naturalmente chi giungeva per tempo a questo segreto arrivava ad invecchiare e insegnava alle giovani leve i suoi segreti. Chi commetteva un sia pur minimo errore nella capacità di unificare l&#8217;essere al momento del bisogno, finiva concime ai gelsi di campagna.</p>
<p>Se mi concedete una licenza audace, farò un esempio pratico che illustra bene la differenza tra corpo, mente, cuore. Un giovane cerca la via spirituale. Evidentemente il cuore mira a quest&#8217;ideale. In seminario gli spiegano che è necessaria la castità e la sua mente capisce: quindi cuore e mente sono d&#8217;accordo. Ma nessuno ha preso in considerazione il corpo, e il giovane si sveglia al mattino con una manifestazione virile impressionante. La via spirituale intrapresa diventa un tormento. In questo contrasto tra il corpo da una parte, e mente e cuore dall&#8217;altra, con guasti per entrambe le parti, può essere danneggiata la salute, ma anche la funzionalità cardiaca e le stesse funzioni mentali fondamentali. Osservate alcune discipline spirituali orientali come lo yoga o il buddhismo-zen: esse iniziano disciplinando il corpo. Per questo aspetto la cultura orientale è decisiva.</p>
<p>Perché il corpo ci mette mesi o anni a capire, quando la mente impiega giorni o settimane e il cuore, con le sue misteriose ragioni, può comprendere in un lampo? Permettetemi di riprendere una nota iniziale, riaffermando che non propongo l&#8217;imitazione delle esperienze orientali. Le considero &#8220;cultura&#8221; e sottolineo l&#8217;importanza di un principio: &#8220;bisogna prendere dall&#8217;esperienza umana le cose positive e scartare quelle negative&#8221;.</p>
<p>Scusatemi se sarò un poco estremista nel riassumere le mie idee, ma è per me importante sottolineare che abbiamo ricevuto un&#8217;educazione razzista. Personalmente ho constatato le differenze esistenti tra gli esseri umani, che a un certo livello possono costituire caratteristica di razza. Non ho nulla in contrario a riconoscere la superiorità fisica dei neri, la sensibilità dei gialli, le facoltà psichiche degli aborigeni australiani e lo strapotere militare dei bianchi che spesso hanno schiavizzato i primi, drogato con l&#8217;oppio gli altri, distrutti gli ultimi. Ritengo che il significato negativo che attribuiamo alla parola &#8216;razzismo&#8217; riguardi la presunzione di considerare una certa razza superiore in assoluto.</p>
<p>Premesso questo, osservo di aver ricevuto un&#8217;educazione di parte, che mi ha inculcato i nomi di sette capitribù chiamati Re di Roma, ma ignorando il più duraturo e glorioso impero della terra, quello cinese, che ha creato, senza depredare i vicini, opere d&#8217;arte davanti alle quali il Colosseo quasi scompare. Ho ricevuto un&#8217;istruzione che valorizza l&#8217;Eneide, la Divina Commedia e l&#8217;Orlando Furioso, completamente ignorando il Mahabharata, il cui nucleo Vyasa comprendeva migliaia di versi quando noi occidentali non sapevamo ancora scrivere nemmeno quel poco che era necessario per censire la consistenza del gregge.</p>
<p>Da solo ho dovuto scoprire l&#8217;influenza che la sottocultura giapponese (la grande cultura dell&#8217;Oriente è cinese) ha avuto nella seconda metà dell&#8217;800 sulla pittura moderna, attraverso il fenomeno del &#8220;japonisme&#8221;. E da solo profetizzo che in questo secolo cambierà profondamente la nostra musica, aprendosi alla pluralità dei suoni, al di là delle sette note di Sono un italiano vero che tanto successo ha ottenuto da vincere un festival (la musica indiana, o i suoni &#8216;yin&#8217; e &#8216;yang&#8217; di quella cinese potrebbero aprire le porte di una nuova sensibilità).</p>
<p>A tredici anni chiedevo perché dovessi studiare latino. &#8220;Per sviluppare la mente&#8221; , rispondevano. A volte chiedevo: &#8220;Il tedesco non andrebbe meglio?&#8221; Silenzio. Una lingua viva avrei potuto usarla; anche le relazioni umane aiutano a sviluppare la mente. Oltretutto mi resi conto che grandi benefattori del &#8217;900 (ad esempio Albert Bruce Sabin, o Muhammed Junus) non avevano studiato il latino, ma che la certezza della superiorità greca e latina forniva una giustificazione ideologica per quel colonialismo a cui siamo giunti fuori tempo massimo.</p>
<p>Come consolazione, la certezza della nostra superiorità fornisce volontari per &#8220;missioni di pace&#8221; in Somalia, dove soldati moderni hanno usato un razzetto per interpretare la prerogativa virile del più forte (è inevitabile, mi hanno detto).</p>
<p>Allora (al mio liceo), spiegavano che senza greco e latino non si poteva accedere a Medicina, perché non si sarebbe potuto comprendere da dove derivasse il nome dei medicinali. Io, studente lazzarone, guardavo incredulo questi insegnanti che per stipendio lavavano il cervello ai futuri dirigenti del Paese. Aggiungo che 600 vie della mia città sono intitolate a musici occidentali e nessuna a personaggi di altra razza.</p>
<p>Attenzione, questa critica al passato non vuole condannarlo: ho rinunciato alla prerogativa mediterranea del Giudizio. La Storia mi serve per vivere il presente, in cui mi pare che abbiamo raggiunto un livello di sviluppo che potrebbe permetterci di vivere meglio e di accettare le grandi sfide che l&#8217;inquinamento, la sovrappopolazione e la nostra mentalità di supremazia ci pongono.</p>
<p><strong>Abbiamo bisogno di una svolta nell&#8217;educazione?</strong></p>
<p>Ho affrontato la lettura dei testi spesso propinati alle future maestre. La pedagogia moderna comincia con J. J. Rousseau. E io mi son letto (in francese, perchè in italiano è stato pubblicato con un ritardo sospetto) La Nouvelle Eloise, chiedendomi chi fosse questo autore. Ad una prima indagine, mi risulta che avrebbe avuto 5 figli da una signora (ritengo altri da altre), bimbi che non ha visto perchè alla nascita li ha puntualmente fatti consegnare al brefotrofio. Pentitosi, dopo qualche anno li ha cercati, ma erano morti. La sua fama sembra dovuta alla lotta tra l&#8217;Illuminismo e la Chiesa.</p>
<p>Proseguendo ho scoperto che gli educatori celebrati, da Pestalozzi a Makarenko (finalmente un picchiatore!), dalla Montessori al commovente Korczak, fino al decano dei prof. di educazione fisica Vittorino da Feltre, sono state persone che hanno tolto le castagne dal fuoco al sistema, occupandosi di giovani derelitti, orfani, profughi di guerra, disabili.</p>
<p>Persino un mio carissimo capo-scout Bertolini si è fatto un nome nelle Scienze dell&#8217;Educazione proveniendo (come Direttore, intendiamoci) dal riformatorio Cesare Beccaria. Il professor Bernardi mi ha raccontato che Piaget prendeva a calci i nipoti perché contravvenivano alle sue teorie.</p>
<p>La mia tesi è che il modello dell&#8217;educazione è fornito da noi genitori allevando dei figli considerati normali; e ad esso si devono avvicinare i casi più disperati di alterazione del gruppo familiare. Cioè: gli educatori siamo noi e Rousseau farebbe bene a leggere qualche nostra raccomandazione.</p>
<p>Noi, la razza umana, sappiamo benissimo come intervenire nella formazione dei cuccioli. Come genitori ce la siamo in qualche modo cavata e come educazione di massa, ogni ideologia ha saputo fare dei fanatici, ogni religione dei martiri, ogni esercito degli eroi, ogni divinità dei santi, ogni sport dei campioni, ogni Stato dei lavoratori.</p>
<p>Fin&#8217;ora abbiamo lavorato efficacemente, ma forse in una direzione che alcuni potrebbero non condividere. Chi sono i nomi di culto del secolo trascorso? Nel bene o nel male l&#8217;austriaco Hitler; il sovietico Stalin; l&#8217;argentino Guevara; l&#8217;albanese Teresa; il cinese Mao; questo Papa polacco&#8230;E nel quadrilatero della presunzione? che cosa hanno oggi prodotto quelle scuole che un tempo avevano prodotto i filosofi tedeschi, gli artisti francesi, i colonialisti inglesi, i mafiosi italiani?</p>
<p>Visti i progressi fatti in questo secolo, dal volo di 266 metri dei fratelli Wright allo sbarco (forse) su Marte, dal pallottoliere al computer, alla clamorosa sconfitta di tantissime malattie, si potrebbe immaginare che molti progressi sono stati fatti nell&#8217;educazione (pardon, nelle Scienze dell&#8217;Educazione)! Dovremmo aver prodotto almeno venti Lawrence d&#8217;Arabia, trenta Cleopatre, una decina di Giulio Cesare, qualche Leonardo da Vinci&#8230;</p>
<p>No. Fatemi fare l&#8217;estremista fino in fondo. Abbiamo prodotto una massa di lavoratori puntuali a timbrare (ai quali però tratteniamo le tasse all&#8217;origine) divisi tra esagitati che si realizzano sugli spalti e depressi che si godono in colonna l&#8217;autostrada. Il progresso c&#8217;è stato. Nella vecchia Europa non c&#8217;è confronto di uomini e donne con il passato. A mio parere, la realizzazione individuale è stata soffocata. Diffondendo il nostro progresso scolastico soffocheremo sul nascere i possibili Gandhi, Picasso, Confucio e Gautama Buddha dei Paesi esotici. Soffocheremo anche tutte le specie che non produrranno per il più forte.</p>
<p><strong>Come si soffoca la personalità.</strong></p>
<p>Nel mio settore, spesso denominato &#8220;arti marziali&#8221; (denominazione che rifiuto per il judo), per creare un essere che produce energia fisica e disponibilità a pagare, senza ribellione, gli si prospetta un sistema di gradi che lui potrà conquistare se pratica e riproduce alla perfezione degli esercizi complessi che vengono chiamati kata, o forme. Chi li ha composti? Non si sa. Come si applicano? Non vi è risposta. Si devono fare. Ecco la disciplina. Se uno vuole accedere alla dignità e al rispetto dovuto a un 5° grado di esperto, si dedica per una decina d&#8217;anni a questi kata, senza fare domande, senza esprimere un parere. Li fa e basta. Naturalmente dieci anni dopo l&#8217;allievo raggiunge l&#8217;obiettivo che lo gratifica ed è nella condizione di obbedire al capo-scuola sicut cadaver.</p>
<p>Questa scoperta è avvenuta in Oriente, o da noi? Non saprei. Certo è che al liceo mi hanno fatto studiare cose che mai mi sono servite nella vita, sottoposto a una pressione combinata di prof., compagni, famiglia, allettato da un voto che mi avrebbe permesso di alleviare questa pressione.</p>
<p>E&#8217; avvenuto in parallelo alla costrizione di andare a scuola obbligatoriamente a sei anni, mentre potrebbe apparire logico che si affronti questo passo in ragione del livello di sviluppo individuale.</p>
<p>Certo, viene il sospetto che dopo essersi applicati a molte cose di cui non si comprende l&#8217;utilità, fra i 6 e i 23 anni, ci si avventa nella vita completamente domati e il sistema concede il contentino finale di dare maggior credito al laureato, concedendogli di sentirsi superiore al magutt (muratore da quarta elementare).</p>
<p><strong>Una proposta educativa</strong></p>
<p>Se l&#8217;educazione è andata in un senso, parlandone insieme, definendola e quindi attuandola, potremo modificare il corso di questa Storia, riappropriarci del destino e offrire ai nostri figli e nipoti un mondo adeguato al loro livello di sviluppo. Espongo in cinque punti la mia proposta di insegnante di judo.</p>
<p><strong>1) L&#8217;educazione nasce per insegnare ad affrontare la realtà.</strong></p>
<p>Ogni genitore prepara il suo cucciolo ad affrontare la realtà. Ho osservato questo nell&#8217;animale selvatico e ne ho sentito parlare da Alberto Manzi relativamente agli indigeni dell&#8217;Amazzonia. Mi pare che una svolta è stata attuata da Platone (La Repubblica) quando raccomanda agli educatori dei futuri &#8216;custodi&#8217; di non raccontare ai bimbi le avventure licenziose degli dei, che potrebbero ispirarli da grandi, distraendoli dalla vita di austerità che lui auspicava per la categoria; da Platone in poi troppo spesso l&#8217;educazione è uno strumento del potere.</p>
<p><strong>2) Non c&#8217;è educazione senza trasmissione di un principio morale.</strong></p>
<p>Io non posso trasmettere a mio figlio l&#8217;esperienza con cui io ho affrontato il problema sessuale, perchè allora non c&#8217;era l&#8217;aids; mio padre ha dovuto adattare le sue conoscenze fotografiche ai nuovi tempi, perchè in gioventù stendeva sulla lastra un&#8217;emulsione idonea all&#8217;immagine che voleva ottenere (per esempio paesaggi nebbiosi in pieno sole). Ma se comunico ai giovani Il Miglior impiego dell&#8217;Energia e propongo loro le prime esperienze in tal senso, poi sarà semplice, con l&#8217;insegnamento, dare nozioni applicative adeguate.</p>
<p>Semplicisticamente, possiamo dire che spesso quando nella Storia abbiamo fatto qualcosa di buono, abbiamo applicato Il Miglior Impiego dell&#8217;Energia. Questo principio è di grandissima importanza pratica e morale.</p>
<p><strong>3) Occorre presentare questo principio morale innovativo ad un Occidente che ha sempre avuto &#8220;verità rivelate&#8221;. </strong></p>
<p>Se noi mettiamo insieme dei bambini di cinque anni, arabi ed ebrei, bianchi e neri, figli di comunisti e fascisti, dopo un quarto d&#8217;ora giocheranno insieme. Ritrovandosi vent&#8217;anni dopo probabilmente si uccideranno, come dimostrano gli oltre 40 conflitti in atto nel mondo.</p>
<p>Cos&#8217;è successo nel frattempo? Abbiamo dato loro un&#8217;educazione di parte (secondo le aspirazioni del potere di turno) religiosa, etnica, o politica. Se noi adottassimo per tutti il principio morale di Il Migliore Impiego dell&#8217;Energia, guidandone le prime esperienze durante l&#8217;età ricettiva e facendo scoprire che Il Miglior Impiego dell&#8217;Energia è: tutti insieme per Crescere e Progredire, arrivati a vent&#8217;anni questi giovani potranno prendere coscienza delle proprie tradizioni etniche, religiose e politiche e trapiantarle sul Principio Morale Universale che costituisce la base della loro educazione, arrivando a litigare com&#8217;è giusto per l&#8217;affermazione delle idee, ma senza uccidersi. Diminuirebbero di molto le guerre.</p>
<p><strong>4) L&#8217;educazione a Il Miglior Impiego dell&#8217;Energia suppone l&#8217;unificazione di mente, corpo e cuore.</strong></p>
<p>Istruttori sportivi e professori di educazione fisica possono rivolgersi al corpo; mentre gli insegnanti di materie intellettuali, che parlano da dietro la cattedra, raggiungono solo la mente. Si propone una concezione rivoluzionaria dello sport e dell&#8217;educazione fisica, con adeguata rivalutazione degli operatori. Alcune discipline sportive dovrebbero essere scartate da questo processo, altre dovrebbero modificarsi; certamente l&#8217;ideale olimpico andrebbe accantonato, o riservato all&#8217;ingresso al professionismo. L&#8217;educazione fisica dovrebbe essere rivoluzionata (negli anni &#8217;60 l&#8217;Isef ha scartato il judo, sesto sport nazionale per numero di praticanti, dai suoi programmi perché disciplina extraeuropea, chiarendo che le stava più a cuore il razzismo strisciante che il sereno esame di cosa poteva giovare ai ragazzi). Una definizione di educazione fisica si potrebbe così formulare: essere sani per essere utili. Rivediamo il basket, il body building e, naturalmente, il football.</p>
<p><strong>5) Il judo è parte di questa proposta educativa.</strong></p>
<p>Gli occidentali hanno accettato il judo nel dopoguerra quando, da una parte non erano disposti a farsi dare lezioni di morale dai giapponesi, e dall&#8217;altra questi ultimi avevano bisogno di uno sport nazionale per creare l&#8217;immagine del nuovo Giappone. L&#8217;accordo fra le due parti ha trasformato il judo in uno sport olimpico in cui si cerca di vincere ad ogni costo per l&#8217;onore del gruppo di appartenenza e non disdegnando il premio in danaro. Le conseguenze dell&#8217;educazione sportiva sono particolarmente evidenti in Maradona (il campione più conosciuto al mondo), Tyson (il più apprezzato) e Tomba (onore e vanto della nostra Penisola sciatrice).</p>
<p>Il creatore del metodo judo non voleva che tutto il mondo lo praticasse, ma lo proponeva come esempio: inserendo in un&#8217;arte di autodifesa il principio morale, questa si trasformava in una disciplina educativa. Ci ha chiesto di inserire il principio morale nella scuola, con lo sport, con gli oratori, con i boys scout.. Dovunque troviamo delle attività per i giovani.</p>
<p>In pratica, come agisce il judo? Uno dei suoi motti è &#8220;dare per crescere e crescere per dare di più&#8221;. La struttura del judo è descritta come: un fondamento che è insegnare a combattere, le pareti della costruzione sono essere sani per essere utili, e il tetto è costituito dal principio morale del Miglior Impiego dell&#8217;energia.</p>
<p>Tutto comincia con un saluto, che è un rito per fissare l&#8217;attenzione,</p>
<p>Poi, dietro la facciata superficiale di studio delle cadute e perfezionamento delle tecniche di pugno e calcio, delle proiezioni e della lotta corpo-a-corpo, il giovane affronta un periodo in cui l&#8217;obiettivo è dare tutto se stesso al judo. Dopo questa esperienza egli sarà in grado di dare tutto se stesso a qualsiasi obiettivo si proponga: la famiglia, il lavoro un&#8217;impresa, la soluzione di una crisi.</p>
<p>Il momento successivo porta a dare tutto se stesso con il judo. Comporta incontrare l&#8217;altro e poter lavorare e costruire insieme a lui, disponendo dell&#8217;istruzione ricevuta.</p>
<p>Il terzo passo è dare tutto se stesso agli altri, cioè la comprensione del principio sociale: si sta insieme per costruire un mondo migliore. Non uso volutamente il termine &#8220;si lavora&#8221;, perché il verbo &#8220;lavorare&#8221; è stato interpretato come fare qualcosa per un salario o stipendio e il judoista non lavora in tal senso, ma contribuisce a migliorare il mondo sociale. Solo incidentalmente incassa dei soldi che gli servono per vivere.</p>
<p>L&#8217;ultimo passo insegnato dal judo ha una configurazione esoterica. Si tratta di raggiungere lo stato del dare, un modo di essere che acquista realtà dopo aver mosso i primi passi sulla via.</p>
<p><strong>Da judo-educazione a sport-educazione</strong></p>
<p>Attualmente in Italia una trentina di associazioni di judo (2.000 praticanti) praticano la proposta educativa del judo e altrettante ne accettano alcuni aspetti come l&#8217;insegnamento a disabili (alcune categorie di disabili mentali e fisici, non vedenti e non udenti), a giovani disadattati (condannati, o a rischio), a comunità di recupero.</p>
<p>La buona volontà naturalmente non basta e spesso si sono verificare situazioni difficili dovute all&#8217;incomprensione dell&#8217;autorità. Abbiamo ottenuto ottimi risultati occupandoci dei disabili mentali, nonostante la mancanza sia di una struttura assicurativa (la nostra politica è stata: non incorrere in incidenti), sia di una collaborazione medica (in questo caso abbiamo sfiorato il reato), sia di un riconoscimento ufficiale (sarebbe opportuno che il Ministro chiarisse agli operatori del sistema che la nostra suddivisione empirica in psichici, caratteriali e dawn con ritardati, non possono essere messe insieme, a scanso di guai).</p>
<p>Mediocri risultati abbiamo ottenuto con il sistema carcerario minorile. Una delle difficoltà è l&#8217;accesso alle cartelle mediche per sapere quale allievo (il 50%) è siero positivo. Nel judo ci si graffia, anche&#8230; Un&#8217;altra sono i pidocchi che ci portiamo in palestra. Meglio ci sta andando con i giovani teppisti di buona famiglia, perchè spesso è il giudice minorile, contrario alla galera, che preferisce condannarli a due anni di judo presso un buon insegnante. La cosa è sperimentale. E imbarazzante.</p>
<p>Nelle comunità di recupero per tossico-dipendenti, la difficoltà è economica: vi sono delle spese che la comunità non vuole o non può affrontare; mentre assorbire questi utenti in corsi normali richiede la garanzia che non siano sieropositivi e comunque la segretezza, perché la gente li rifiuta. Vi è anche la constatazione che il judo non interessa per la debilitazione fisica e per la mancanza di una promessa di impiego attraverso di esso.</p>
<p>L&#8217;esperienza con i disabili mentali ci ha portato ad organizzare buone gare e dimostrazioni, che giovano ai ragazzi insieme alla disciplina di palestra e ai concetti assimilati dalla pratica; ci siamo aggiornati con una serie di congressi internazionali dove abbiamo appreso dai francesi (molto avanzati nel settore) e abbiamo insegnato ad altre nazioni arretrate rispetto a noi. Nell&#8217;attività incontriamo una difficoltà nella competente federazione del Coni che, applicando il regolamento sportivo, espone a gravi rischi (documentati da incidenti) i ragazzi; e spingendo la proposta delle para-olimpiadi (che noi non ammettiamo per i disabili mentali) crea un effetto contro-educativo.</p>
<p>Vorrei aggiungere che comunque il sogno di portare i disabili meno gravi ad un&#8217;autosufficienza che li renda relativamente indipendenti dalle famiglie (affrontata in Francia con un discreto successo) è remoto e passa per un diverso approccio al disabile da parte di tutti gli operatori coordinati. Ciò che invece abbiamo indiscutibilmente ottenuto da questa esperienza è una notevole crescita umana dei normodotati che sono stati, più o meno a contatto con i disabili. Cosa che ci ha fatto postulare una comunità di recupero per normodotati gestita da disabili&#8230;</p>
<p>Le proposte per trovare alleati e compagni in altre discipline sportive sono finora cadute nel vuoto. Tuttavia sappiamo che il processo di coinvolgimento passa attraverso un riconoscimento ufficiale e, in attesa di questo, continueremo a lavorare.</p>
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		<title>20 tecniche di difesa personale</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 05:11:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[http://www.youtube.com/watch?v=PrHT8qsiuZQ [20 tecniche di difesa personale eseguite da due esperti francesi di Jujitsu in cui, assieme alle classiche proiezioni Judo, vengono impiegati Atemi Waza, tecniche del Kodokan Goshin Jutsu e lussazioni agli arti inferiori] Articoli correlati: Tecniche di difesa personale dei Gracie Difesa personale Come chiudere la distanza in difesa personale
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<p>[20 tecniche di difesa personale eseguite da due esperti francesi di Jujitsu in cui, assieme alle classiche proiezioni Judo, vengono impiegati Atemi Waza, tecniche del Kodokan Goshin Jutsu e lussazioni agli arti inferiori]</p>
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		<title>Kata Guruma (ruota sulle spalle)</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 20:08:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nage waza]]></category>
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		<description><![CDATA[http://www.youtube.com/watch?v=9oim0dI0mSw [Il Maestro Tadashi Koike dimostra Kata Guruma] Kata Guruma è una proiezione di grande ampiezza che consiste nel fare oscillare Uke sulle spalle. Classificata come tecnica di braccia (te waza), appartiene al terzo gruppo del Go Kyo (Dai Sankyo). Il maestro Jigoro Kano ideò personalmente Kata Guruma prendendone spunto da una antica del jujitsu: Kino Katsugi [...]
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<p>[Il Maestro Tadashi Koike dimostra Kata Guruma]</p>
<p><a href="http://www.infojudo.com/wp-content/uploads/2009/12/kata_guruma.gif"><img class="alignright size-full wp-image-571" title="kata_guruma" src="http://www.infojudo.com/wp-content/uploads/2009/12/kata_guruma.gif" alt="Kata Guruma" width="218" height="203" /></a>Kata Guruma è una proiezione di grande ampiezza che consiste nel fare oscillare Uke sulle spalle. Classificata come tecnica di braccia (te waza), appartiene al terzo gruppo del <a title="Go Kyo" href="../tecniche-di-proiezione/go-kyo/">Go Kyo</a> (Dai Sankyo).</p>
<p>Il maestro <a title="Jigoro Kano" href="http://www.infojudo.com/storia-del-judo/jigoro-kano/">Jigoro Kano</a> ideò personalmente Kata Guruma prendendone spunto da una antica del jujitsu: Kino Katsugi che consisteva nel caricare sul dorso Uke e proiettarlo di traverso con un ginocchio a terra. Kano subiva questa tecnica da un allievo più grande e prepotente, per questo ne era rammaricato: il maestro lesse vari trattati, vide tecniche occidentali e asiatiche di lotta ed ideò la tecnica che si conosce ai giorni nostri. Il maestro incontrò di nuovo il prepotente jujitsuka ma l&#8217;esito fu completamente differente, nonostante Kano fosse molto più gracile.</p>
<p>In Kata guruma Tori, attraverso una forte trazione alla manica di Uke, lo obbliga a portare tutto il peso sul suo piede destro, quindi abbassandosi con la spalla sotto la cintura, carica Uke e lo fa oscillare sulle spalle. Nella proiezione, Tori richiama la gamba sinistra al fine di fare spazio per la caduta ad Uke.</p>
<p>Kata Guruma, per un certo periodo, venne praticamente abbandonata in competizione ma è ritornata in voga in seguito, con varianti molto interessanti (si veda il video di seguito) che un po&#8217; la snaturano  ma che pongono l&#8217;accento sull&#8217;efficacia in combattimento.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=eHz40iUNIsc">http://www.youtube.com/watch?v=eHz40iUNIsc</a></p>
<p>[Compilation di Kata Guruma (e delle sue varianti) in competizione]</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.infojudo.com%2Fkata-guruma-ruota-sulle-spalle%2F&amp;title=Kata%20Guruma%20%28ruota%20sulle%20spalle%29" id="wpa2a_16"><img src="http://www.infojudo.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p><p>Articoli correlati:<ol>
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		<title>Lezione di Judo. Yves Klein, l’arte di essere flessibile</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 20:12:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Storia del Judo]]></category>
		<category><![CDATA[I fondamenti del judo]]></category>
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		<description><![CDATA[Articolo tratto da &#8220;La Repubblica&#8221;  del 27.05.2007 Di Renata Pisu Che paese in fibrillazione era il Giappone verso la fine dell’Ottocento, quando per sopravvivere cominciò la sua veloce corsa alla modernizzazione. Tutto doveva essere nuovo, moderno, basta con le antiche usanze feudali, abolita la casta dei samurai ai quali un editto dell’Imperatore Meiji proibì di [...]
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo tratto da &#8220;La Repubblica&#8221;  del 27.05.2007</strong></p>
<p><strong>Di Renata Pisu</strong></p>
<p><img class="alignright" title="Yves Klein" src="http://luoghisensibili.files.wordpress.com/2008/01/libriklein.jpg" alt="" width="240" height="406" />Che paese in fibrillazione era il Giappone verso la fine dell’Ottocento, quando per sopravvivere cominciò la sua veloce corsa alla modernizzazione. Tutto doveva essere nuovo, moderno, basta con le antiche usanze feudali, abolita la casta dei samurai ai quali un editto dell’Imperatore Meiji proibì di portare le due sacrosante spade; così i poveri ex guerrieri si videro costretti a diventare imprenditori, funzionari, impiegati, e a vestirsi con capi di abbigliamento occidentale, magari soltanto una bombetta, o un paio di pantaloni con sopra il kimono.</p>
<p>I bimbi nelle scuole cantavano la canzone della Palla della Civiltà, dovevano contare ogni rimbalzo nominando oggetti utili come la macchina a vapore, i lampioni a gas, le scarpe di cuoio, per mettersi bene in mente cosa era nuovo e bello, mentre l’Imperatore scriveva versi tipo «Oh, come vorrei rendere questo paese secondo a nessuno».</p>
<p><span id="more-712"></span><br />
Ma che fare delle antiche arti marziali nelle quali eccellevano i samurai? Metterle decisamente al bando non era possibile ma il nuovo spirito dei tempi ne decretò l’inutilità in quanto era opinione comune che fossero antiquate, vecchie tecniche di combattimento indegne di un paese al passo con i tempi che si era dotato di un esercito moderno affidandosi a istruttori prussiani. E di moderne, anzi modernissime armi da fuoco. Ginnastica, corsa, baseball, tennis, queste sì che erano attività fisiche da praticare, i giapponesi dovevano diventare tutti degli sportivi, non degli anacronistici guerrieri. Così le arti marziali e prima fra tutte il jujitsu, la Tecnica della Cedevolezza che mira alla sconfitta dell’avversario basandosi sul principio che il flessibile vince sul duro e che si combatte senza armi, subì il più totale discredito: chi la esercitava ormai combatteva per soldi, si esibiva nei circhi, il samurai era diventato un saltimbanco però feroce, violento, odioso. Tuttavia la febbre della modernità coinvolse presto anche le arti marziali.</p>
<p>Il judo, infatti, è un prodotto della modernità, ideato agli inizi del Novecento dal Maestro Jigoro Kano, nato nel 1860. il quale intuì che il jujitsu era un patrimonio da salvare ma le sue finalità andavano riviste. Scrive Il Maestro: «Io studiavo il jujitsu perché capivo che era il mezzo più efficace per l’educazione del corpo e dello spirito e per questo ebbi l’idea di diffonderlo ovunque. Ma era necessario migliorarlo e trasformarlo perché lo stile antico non era immaginato per l’educazione fisica o morale, lo scopo era solo quello di lottare per vincere. Così ho preso le cose più interessanti dalle varie scuole di jujitsu e vi ho aggiunto delle mie personali invenzioni arrivando a fondare un nuovo metodo per la cultura fisica e mentale che ho chiamato Ju Do, la Via della Cedevolezza. In effetti io non insegno soltanto la tecnica, cioè lo jitsu, ma il Do (in cinese il Dao), cioè la Via, ed è sulla Via che voglio insistere. Ho evitato il termine jujitsu anche perché esistevano scuole che praticavano tecniche di estrema violenza e in molte palestre gli allievi anziani picchiavano i giovani».</p>
<p>La figura di Jigoro Kano si inserisce alla perfezione nel fervore di idee e di proposte innovatrici del Giappone a cavallo tra Ottocento e Novecento. Quando giunse a Tokyo dalla provincia per proseguire gli studi era un ragazzo gracile, costretto a subire le angherie dei compagni e per difendersi, appena entrato nel 1877 all’Università di Tokyo, cominciò a studiare il jujitsu allenandosi con tanto fervore che, si racconta, era sempre pieno di lividi al punto che i suoi insegnanti lo avevano soprannominato “unguento” per tanto che ne usava per cospargersi tutto. Conobbe dei grandi maestri che continuavano a insegnare la loro disciplina anche se ormai discreditata e, nel 1882, aprì una sua palestra che chiamò Kodokan, cioè «luogo per studiare la Via», elaborando la prima sintesi delle varie scuole di jujitsu. Il suo nuovo stile si fondava sul miglior uso dell’energia allo scopo di «migliorare se stessi e contribuire alla prosperità del mondo intero». Un’esagerazione? Per Jigoro Kano no, secondo lui il judo avrebbe potuto essere utile per risolvere i problemi dell’umanità in generale in quanto, sosteneva, l’esatta comprensione di cosa sia l’energia e del suo migliore impiego comporta il raggiungimento di una comprensione totale di ciò che ci circonda che permette di interagire e di collaborare per un miglioramento globale. E il judoka, cioè chi segue la Via del Ju, in qualunque situazione diventa un catalizzatore positivo.</p>
<p>Yves Klein, pittore e judoka, conosceva questa teoria del Maestro fondatore della disciplina alla quale si è dedicato? Secondo alcuni critici è come se la Via della Cedevolezza scorra nel suo percorso artistico portandolo a non voler far combattere due colori sulla stessa tela perché uno dei due sarà annientato, mentre il vero judoka non annienta l’altro, lo ingloba nella sua energia. Tuttavia, nella teoria e nella pratica di questa nuova disciplina derivante da una assai più antica — cinese alle origini — abbondano le interpretazioni e le applicazioni più varie e contrastanti. Il judo può avere davvero influenzato il monocromatismo di Klein? O la visione del mondo di Vladimir Putin, altro noto judoka? Molto difficile dirlo anche perché difficile è definire cosa sia il judo. Secondo il Maestro Bunji Koizumi «il judo ha la natura dell’acqua: l’acqua scorre per raggiungere un livello equilibrato. Non ha forma propria ma quella del recipiente che la contiene. È indomabile e penetra ovunque. È permanente ed eterna come lo spazio e il tempo. Invisibile allo stato di vapore, solidificata in ghiacciaio ha la durezza della roccia».</p>
<p>Il paragone è affascinante, pura poesia, comunque il judo, frutto della modernizzazione del Giappone, ha subito varie vicende, è stato usato in vari modi, ha servito sotto diverse bandiere, spesso è diventato “di parte” e questo nonostante la visione internazionalista e pacifista del suo fondatore, in accordo con quella di De Coubertin e della fiamma olimpica.</p>
<p>Ma torniamo agli inizi del Judo Kodokan. Il Maestro Jigoro Kano ha da poco fondato la sua scuola, tuttavia le tradizionali scuole di jujitsu, già in crisi per le mutate condizioni sociali del Giappone, si impegnano a ostacolarne la crescita e l’affidabilità impegnando quasi quotidianamente gli allievi di Kano in vere e proprie sfide pubbliche. Un giorno però, nel luglio del 1886, la Prefettura di Polizia di Tokyo, dovendo dare l’appalto a una scuola di difesa e attacco senza armi per l’addestramento delle reclute, indice una gara alla quale partecipano la nuova scuola di judo appena costituita e la scuola di jujitsu più famosa e ancora non “disonorata”, quella del Maestro Fukuda. Ebbene, vince la scuola di judo, anche se all’epoca Jigoro Kano venne accusato di aver truccato le carte, cioè di aver dato posto nella sua squadra a campioni di jujitsu soltanto nominalmente convertiti alla sua nuova scuola. Inutile entrare in polemiche datate: la vittoria della scuola di judo sancisce la vittoria del “moderno”, secondo lo spirito del tempo, anche se all’epoca non c’era punteggio per determinare il vincitore, bisognava dimostrare di essere il più forte costringendo l’avversario alla resa o in condizione di non nuocere e i limiti di tempo erano a discrezione dell’arbitro.</p>
<p>Comunque, poco dopo, Jigoro Kano diventa consulente del Ministero per l’Educazione (secondo alcune fonti, per un breve periodo, ministro), si impegna a diffondere il judo nella pratica della società giapponese e si dà da fare, compiendo numerosi viaggi all’estero, per l’inserimento del “suo” judo nelle Olimpiadi perché, sostiene, lo sport olimpico è un modo di praticare lo sport che va al di là del vincere o del perdere e, nella scia di De Coubertin, si tratta di «uno stato mentale, può essere applicato nelle più diverse situazioni, è caratterizzato dalla cultura dell’impegno e dell’euritmia». Entrambi si pongono come personaggi della modernità, traditi neri loro ideali dalla post-modernità in cui oggi viviamo.</p>
<p>Il Maestro Kano muore nel 1938, di ritorno dal Cairo dove era stato inviato come rappresentante del Governo giapponese al Dodicesimo convegno internazionale del Comitato olimpico internazionale, nel quale si decise che Tokyo sarebbe stata la prossima città ospite dei Giochi olimpici. Scoppiò invece la Seconda guerra mondiale, che per il Giappone era già cominciata con l’invasione della Cina nel 1937. E poi Pearl Harbor e infine Hiroshima, la disfatta, il paese che aveva fortemente voluto la modernità era il primo a entrare nella post- modernità. Ma Jigoro Kano non poteva averne consapevolezza e nemmeno ebbe rammarico per il fatto che, non appena in Giappone vi fu la mobilitazione per la guerra, quella che per i giapponesi e per gli americani fu, nell’ambito della Seconda guerra mondiale, principalmentela Guerra dell’Oceano Pacifico ,il Ministero nipponico per il Benessere e la Salute organizzò una sezione di arti marziali e lo judo venne insegnato come tecnica di combattimento a mani nude nelle scuole, materia obbligatoria per i maschi dalle elementari all’università. Il judo aveva smarrito il Do, la Via aveva deviato nei campi di battaglia.</p>
<p>Quando gli americani vittoriosi occuparono il Giappone, per decreto dello shogun Mac Arthur vennero messe al bando tutte le arti marziali, judo compreso, quel judo che aveva smarrito la Via, creatura di un idealista in bilico tra l’esigenza della modernizzazione e la conservazione di uno spirito nazionale, di un’antica saggezza del corpo e dello spirito. Durante l’occupazione americana furono distrutti filmati sulla storia del “moderno” judo e di tutte le arti marziali del Giappone feudale, diventate tutte arti di morte del nazionalismo giapponese. Soltanto nel 1950 lo judo potrà di nuovo essere praticato in Giappone ma come sport, non più come proposta educativa globale, cioè come ideologia. Presto si diffonde in tutto il mondo, nel 1956 si svolgono i primi campionati mondiali di judo, nel 1964, alle Olimpiadi di Tokyo che segnano la rinascita del Giappone e la sua adesione alla comunità internazionale, con tutti i suoi valori e disvalori, è ammesso come sport olimpico. Il judo ha vinto, ma quante traversie, quante modificazioni di senso e di scopo ha subito, incapsulato, autorizzato a promuovere l’intesa e l’armonia globale, oppure a nuocere nelle contrastanti interpretazioni che sono state date alla Via della Cedevolezza, via dolce, morbida, gentile, oppure arma letale. Proprio come l’acqua alla quale uno dei maestri di judo di richiama per spiegare l’inspiegabile.</p>
<p><strong>IL LIBRO</strong></p>
<p>Si intitola <em>I fondamenti del judo</em>. È un manuale, appena riscoperto in Francia e inedito in Italia, scritto da uno dei più grandi artisti del Novecento, Yves Klein. Nato a Nizza nel 1928, Klein diventa famoso giovanissimo e dà scandalo Inventa giornali di un giorno, realizza gigantesche tele monocrome e dipinge con corpi nudi immersi in quel colore, il &#8220;Blue Klein&#8221;, che avrebbe brevettato alla fine degli anni Cinquanta. L&#8217;amore e la pratica del judo scorrono paralleli alla sua arte, nell&#8217;insegnamento a Madrid, nel vagheggiato viaggio a cavallo in Giappone e nei due anni trascorsi a Tokyo a perfezionarsi nei kata, le fasi fondamentali Attraverso il judo, Klein scopre che il corpo è uno spazio e che il movimento, dopo infinite osservazioni e ripetizioni, diviene &#8220;gesto automatico&#8221; che è alla base dell&#8217;arte come di ogni altra attività umana. Il libro da cui sono tratte tutte le figure di queste pagine è pubblicato da Isbn Edizioni (228 pagine, 17 euro).</p>
<p><a href="http://download.repubblica.it/pdf/domenica/2007/27052007.pdf">Scarica</a> l&#8217;articolo originario in (PDF)</p>
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