Alcune tecniche di difesa del Daito Ryu Aiki Ju Jutsu

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Il Judo del Prof. Jigoro Kano fu molto influenzato dalle tecniche del Daito Ryu che furono introdotte da Shiro Saigo, direttore tecnico del Judo Kodokan e precedentemente successore designato e figlio del Soke del Clan Takeda.

Saigo fu un campione imbattibile (sua era la tecnica Yama Arashi – tempesta nella montagna) che lo rese celebre. Derivano inoltre dal Daito Ryu l’Hapkido coreano, l’Hakko-ryu, lo Shorinji Kempo, e anche in parte lo Yoseikan Budo.

PRIMA PARTE

SECONDA PARTE

[Alcune tecniche di difesa tratte dal Daito Ryu Aiki Ju Jutsu eseguite presso il Sasuga Dojo di Helsinki (Finlandia)]

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Il Judo educativo; in Giappone ieri e in Italia oggi

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di Cesare Barioli
Conferenza tenuta nell’Università dell’Aquila il 23/11/1999

Per gentile concessione del sito: Scuola Judo Tomita

Cesare Barioli

Cesare Barioli

Vi chiedo di scusarmi, ma inizio con una nota biografica. Nel mio biglietto da visita c’è scritto: insegnante di judo. Non ho titoli da elencare o incarichi sociali da vantare. Per quanto riguarda il judo (“via dell’adattabilità”), la disciplina che ho praticato per quasi mezzo secolo di vita, è stata creata da un professore e burocrate giapponese (Kano Jigoro) nell’intento di proporre una nuova educazione, che non ha a che fare con la disciplina olimpica promossa in Occidente. Inoltre vorrei anticipare un’obiezione: non sono un apostolo dell’Oriente, continente che cerco di comprendere, ma non mi sogno di accettare passivamente. E ora vorrei sottoporvi a un corso intensivo di judo, perché sia più chiaro il contesto di quanto voglio dire.

(continua…)

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20 tecniche di difesa personale

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[20 tecniche di difesa personale eseguite da due esperti francesi di Jujitsu in cui, assieme alle classiche proiezioni Judo, vengono impiegati Atemi Waza, tecniche del Kodokan Goshin Jutsu e lussazioni agli arti inferiori]

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Kata Guruma (ruota sulle spalle)

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[Il Maestro Tadashi Koike dimostra Kata Guruma]

Kata GurumaKata Guruma è una proiezione di grande ampiezza che consiste nel fare oscillare Uke sulle spalle. Classificata come tecnica di braccia (te waza), appartiene al terzo gruppo del Go Kyo (Dai Sankyo).

Il maestro Jigoro Kano ideò personalmente Kata Guruma prendendone spunto da una antica del jujitsu: Kino Katsugi che consisteva nel caricare sul dorso Uke e proiettarlo di traverso con un ginocchio a terra. Kano subiva questa tecnica da un allievo più grande e prepotente, per questo ne era rammaricato: il maestro lesse vari trattati, vide tecniche occidentali e asiatiche di lotta ed ideò la tecnica che si conosce ai giorni nostri. Il maestro incontrò di nuovo il prepotente jujitsuka ma l’esito fu completamente differente, nonostante Kano fosse molto più gracile.

In Kata guruma Tori, attraverso una forte trazione alla manica di Uke, lo obbliga a portare tutto il peso sul suo piede destro, quindi abbassandosi con la spalla sotto la cintura, carica Uke e lo fa oscillare sulle spalle. Nella proiezione, Tori richiama la gamba sinistra al fine di fare spazio per la caduta ad Uke.

Kata Guruma, per un certo periodo, venne praticamente abbandonata in competizione ma è ritornata in voga in seguito, con varianti molto interessanti (si veda il video di seguito) che un po’ la snaturano  ma che pongono l’accento sull’efficacia in combattimento.

[Compilation di Kata Guruma (e delle sue varianti) in competizione]

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Lezione di Judo. Yves Klein, l’arte di essere flessibile

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Articolo tratto da “La Repubblica”  del 27.05.2007

Di Renata Pisu

Che paese in fibrillazione era il Giappone verso la fine dell’Ottocento, quando per sopravvivere cominciò la sua veloce corsa alla modernizzazione. Tutto doveva essere nuovo, moderno, basta con le antiche usanze feudali, abolita la casta dei samurai ai quali un editto dell’Imperatore Meiji proibì di portare le due sacrosante spade; così i poveri ex guerrieri si videro costretti a diventare imprenditori, funzionari, impiegati, e a vestirsi con capi di abbigliamento occidentale, magari soltanto una bombetta, o un paio di pantaloni con sopra il kimono.

I bimbi nelle scuole cantavano la canzone della Palla della Civiltà, dovevano contare ogni rimbalzo nominando oggetti utili come la macchina a vapore, i lampioni a gas, le scarpe di cuoio, per mettersi bene in mente cosa era nuovo e bello, mentre l’Imperatore scriveva versi tipo «Oh, come vorrei rendere questo paese secondo a nessuno».

(continua…)

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