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	<title>Infojudo &#187; Jigoro Kano</title>
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	<description>Il sito informativo sul Judo Kodokan</description>
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		<title>Kata Guruma (ruota sulle spalle)</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 20:08:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=9oim0dI0mSw">http://www.youtube.com/watch?v=9oim0dI0mSw</a></p>
<p>[Il Maestro Tadashi Koike dimostra Kata Guruma]</p>
<p><a href="http://www.infojudo.com/wp-content/uploads/2009/12/kata_guruma.gif"><img class="alignright size-full wp-image-571" title="kata_guruma" src="http://www.infojudo.com/wp-content/uploads/2009/12/kata_guruma.gif" alt="Kata Guruma" width="218" height="203" /></a>Kata Guruma è una proiezione di grande ampiezza che consiste nel fare oscillare Uke sulle spalle. Classificata come tecnica di braccia (te waza), appartiene al terzo gruppo del <a title="Go Kyo" href="../tecniche-di-proiezione/go-kyo/">Go Kyo</a> (Dai Sankyo).</p>
<p>Il maestro <a title="Jigoro Kano" href="http://www.infojudo.com/storia-del-judo/jigoro-kano/">Jigoro Kano</a> ideò personalmente Kata Guruma prendendone spunto da una antica del jujitsu: Kino Katsugi che consisteva nel caricare sul dorso Uke e proiettarlo di traverso con un ginocchio a terra. Kano subiva questa tecnica da un allievo più grande e prepotente, per questo ne era rammaricato: il maestro lesse vari trattati, vide tecniche occidentali e asiatiche di lotta ed ideò la tecnica che si conosce ai giorni nostri. Il maestro incontrò di nuovo il prepotente jujitsuka ma l&#8217;esito fu completamente differente, nonostante Kano fosse molto più gracile.</p>
<p>In Kata guruma Tori, attraverso una forte trazione alla manica di Uke, lo obbliga a portare tutto il peso sul suo piede destro, quindi abbassandosi con la spalla sotto la cintura, carica Uke e lo fa oscillare sulle spalle. Nella proiezione, Tori richiama la gamba sinistra al fine di fare spazio per la caduta ad Uke.</p>
<p>Kata Guruma, per un certo periodo, venne praticamente abbandonata in competizione ma è ritornata in voga in seguito, con varianti molto interessanti (si veda il video di seguito) che un po&#8217; la snaturano  ma che pongono l&#8217;accento sull&#8217;efficacia in combattimento.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=eHz40iUNIsc">http://www.youtube.com/watch?v=eHz40iUNIsc</a></p>
<p>[Compilation di Kata Guruma (e delle sue varianti) in competizione]</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.infojudo.com%2Fkata-guruma-ruota-sulle-spalle%2F&amp;title=Kata%20Guruma%20%28ruota%20sulle%20spalle%29" id="wpa2a_4"><img src="http://www.infojudo.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p><p>Articoli correlati:<ol>
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		<title>Lezione di Judo. Yves Klein, l’arte di essere flessibile</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 20:12:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Articolo tratto da &#8220;La Repubblica&#8221;  del 27.05.2007 Di Renata Pisu Che paese in fibrillazione era il Giappone verso la fine dell’Ottocento, quando per sopravvivere cominciò la sua veloce corsa alla modernizzazione. Tutto doveva essere nuovo, moderno, basta con le antiche usanze feudali, abolita la casta dei samurai ai quali un editto dell’Imperatore Meiji proibì di [...]
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo tratto da &#8220;La Repubblica&#8221;  del 27.05.2007</strong></p>
<p><strong>Di Renata Pisu</strong></p>
<p><img class="alignright" title="Yves Klein" src="http://luoghisensibili.files.wordpress.com/2008/01/libriklein.jpg" alt="" width="240" height="406" />Che paese in fibrillazione era il Giappone verso la fine dell’Ottocento, quando per sopravvivere cominciò la sua veloce corsa alla modernizzazione. Tutto doveva essere nuovo, moderno, basta con le antiche usanze feudali, abolita la casta dei samurai ai quali un editto dell’Imperatore Meiji proibì di portare le due sacrosante spade; così i poveri ex guerrieri si videro costretti a diventare imprenditori, funzionari, impiegati, e a vestirsi con capi di abbigliamento occidentale, magari soltanto una bombetta, o un paio di pantaloni con sopra il kimono.</p>
<p>I bimbi nelle scuole cantavano la canzone della Palla della Civiltà, dovevano contare ogni rimbalzo nominando oggetti utili come la macchina a vapore, i lampioni a gas, le scarpe di cuoio, per mettersi bene in mente cosa era nuovo e bello, mentre l’Imperatore scriveva versi tipo «Oh, come vorrei rendere questo paese secondo a nessuno».</p>
<p><span id="more-712"></span><br />
Ma che fare delle antiche arti marziali nelle quali eccellevano i samurai? Metterle decisamente al bando non era possibile ma il nuovo spirito dei tempi ne decretò l’inutilità in quanto era opinione comune che fossero antiquate, vecchie tecniche di combattimento indegne di un paese al passo con i tempi che si era dotato di un esercito moderno affidandosi a istruttori prussiani. E di moderne, anzi modernissime armi da fuoco. Ginnastica, corsa, baseball, tennis, queste sì che erano attività fisiche da praticare, i giapponesi dovevano diventare tutti degli sportivi, non degli anacronistici guerrieri. Così le arti marziali e prima fra tutte il jujitsu, la Tecnica della Cedevolezza che mira alla sconfitta dell’avversario basandosi sul principio che il flessibile vince sul duro e che si combatte senza armi, subì il più totale discredito: chi la esercitava ormai combatteva per soldi, si esibiva nei circhi, il samurai era diventato un saltimbanco però feroce, violento, odioso. Tuttavia la febbre della modernità coinvolse presto anche le arti marziali.</p>
<p>Il judo, infatti, è un prodotto della modernità, ideato agli inizi del Novecento dal Maestro Jigoro Kano, nato nel 1860. il quale intuì che il jujitsu era un patrimonio da salvare ma le sue finalità andavano riviste. Scrive Il Maestro: «Io studiavo il jujitsu perché capivo che era il mezzo più efficace per l’educazione del corpo e dello spirito e per questo ebbi l’idea di diffonderlo ovunque. Ma era necessario migliorarlo e trasformarlo perché lo stile antico non era immaginato per l’educazione fisica o morale, lo scopo era solo quello di lottare per vincere. Così ho preso le cose più interessanti dalle varie scuole di jujitsu e vi ho aggiunto delle mie personali invenzioni arrivando a fondare un nuovo metodo per la cultura fisica e mentale che ho chiamato Ju Do, la Via della Cedevolezza. In effetti io non insegno soltanto la tecnica, cioè lo jitsu, ma il Do (in cinese il Dao), cioè la Via, ed è sulla Via che voglio insistere. Ho evitato il termine jujitsu anche perché esistevano scuole che praticavano tecniche di estrema violenza e in molte palestre gli allievi anziani picchiavano i giovani».</p>
<p>La figura di Jigoro Kano si inserisce alla perfezione nel fervore di idee e di proposte innovatrici del Giappone a cavallo tra Ottocento e Novecento. Quando giunse a Tokyo dalla provincia per proseguire gli studi era un ragazzo gracile, costretto a subire le angherie dei compagni e per difendersi, appena entrato nel 1877 all’Università di Tokyo, cominciò a studiare il jujitsu allenandosi con tanto fervore che, si racconta, era sempre pieno di lividi al punto che i suoi insegnanti lo avevano soprannominato “unguento” per tanto che ne usava per cospargersi tutto. Conobbe dei grandi maestri che continuavano a insegnare la loro disciplina anche se ormai discreditata e, nel 1882, aprì una sua palestra che chiamò Kodokan, cioè «luogo per studiare la Via», elaborando la prima sintesi delle varie scuole di jujitsu. Il suo nuovo stile si fondava sul miglior uso dell’energia allo scopo di «migliorare se stessi e contribuire alla prosperità del mondo intero». Un’esagerazione? Per Jigoro Kano no, secondo lui il judo avrebbe potuto essere utile per risolvere i problemi dell’umanità in generale in quanto, sosteneva, l’esatta comprensione di cosa sia l’energia e del suo migliore impiego comporta il raggiungimento di una comprensione totale di ciò che ci circonda che permette di interagire e di collaborare per un miglioramento globale. E il judoka, cioè chi segue la Via del Ju, in qualunque situazione diventa un catalizzatore positivo.</p>
<p>Yves Klein, pittore e judoka, conosceva questa teoria del Maestro fondatore della disciplina alla quale si è dedicato? Secondo alcuni critici è come se la Via della Cedevolezza scorra nel suo percorso artistico portandolo a non voler far combattere due colori sulla stessa tela perché uno dei due sarà annientato, mentre il vero judoka non annienta l’altro, lo ingloba nella sua energia. Tuttavia, nella teoria e nella pratica di questa nuova disciplina derivante da una assai più antica — cinese alle origini — abbondano le interpretazioni e le applicazioni più varie e contrastanti. Il judo può avere davvero influenzato il monocromatismo di Klein? O la visione del mondo di Vladimir Putin, altro noto judoka? Molto difficile dirlo anche perché difficile è definire cosa sia il judo. Secondo il Maestro Bunji Koizumi «il judo ha la natura dell’acqua: l’acqua scorre per raggiungere un livello equilibrato. Non ha forma propria ma quella del recipiente che la contiene. È indomabile e penetra ovunque. È permanente ed eterna come lo spazio e il tempo. Invisibile allo stato di vapore, solidificata in ghiacciaio ha la durezza della roccia».</p>
<p>Il paragone è affascinante, pura poesia, comunque il judo, frutto della modernizzazione del Giappone, ha subito varie vicende, è stato usato in vari modi, ha servito sotto diverse bandiere, spesso è diventato “di parte” e questo nonostante la visione internazionalista e pacifista del suo fondatore, in accordo con quella di De Coubertin e della fiamma olimpica.</p>
<p>Ma torniamo agli inizi del Judo Kodokan. Il Maestro Jigoro Kano ha da poco fondato la sua scuola, tuttavia le tradizionali scuole di jujitsu, già in crisi per le mutate condizioni sociali del Giappone, si impegnano a ostacolarne la crescita e l’affidabilità impegnando quasi quotidianamente gli allievi di Kano in vere e proprie sfide pubbliche. Un giorno però, nel luglio del 1886, la Prefettura di Polizia di Tokyo, dovendo dare l’appalto a una scuola di difesa e attacco senza armi per l’addestramento delle reclute, indice una gara alla quale partecipano la nuova scuola di judo appena costituita e la scuola di jujitsu più famosa e ancora non “disonorata”, quella del Maestro Fukuda. Ebbene, vince la scuola di judo, anche se all’epoca Jigoro Kano venne accusato di aver truccato le carte, cioè di aver dato posto nella sua squadra a campioni di jujitsu soltanto nominalmente convertiti alla sua nuova scuola. Inutile entrare in polemiche datate: la vittoria della scuola di judo sancisce la vittoria del “moderno”, secondo lo spirito del tempo, anche se all’epoca non c’era punteggio per determinare il vincitore, bisognava dimostrare di essere il più forte costringendo l’avversario alla resa o in condizione di non nuocere e i limiti di tempo erano a discrezione dell’arbitro.</p>
<p>Comunque, poco dopo, Jigoro Kano diventa consulente del Ministero per l’Educazione (secondo alcune fonti, per un breve periodo, ministro), si impegna a diffondere il judo nella pratica della società giapponese e si dà da fare, compiendo numerosi viaggi all’estero, per l’inserimento del “suo” judo nelle Olimpiadi perché, sostiene, lo sport olimpico è un modo di praticare lo sport che va al di là del vincere o del perdere e, nella scia di De Coubertin, si tratta di «uno stato mentale, può essere applicato nelle più diverse situazioni, è caratterizzato dalla cultura dell’impegno e dell’euritmia». Entrambi si pongono come personaggi della modernità, traditi neri loro ideali dalla post-modernità in cui oggi viviamo.</p>
<p>Il Maestro Kano muore nel 1938, di ritorno dal Cairo dove era stato inviato come rappresentante del Governo giapponese al Dodicesimo convegno internazionale del Comitato olimpico internazionale, nel quale si decise che Tokyo sarebbe stata la prossima città ospite dei Giochi olimpici. Scoppiò invece la Seconda guerra mondiale, che per il Giappone era già cominciata con l’invasione della Cina nel 1937. E poi Pearl Harbor e infine Hiroshima, la disfatta, il paese che aveva fortemente voluto la modernità era il primo a entrare nella post- modernità. Ma Jigoro Kano non poteva averne consapevolezza e nemmeno ebbe rammarico per il fatto che, non appena in Giappone vi fu la mobilitazione per la guerra, quella che per i giapponesi e per gli americani fu, nell’ambito della Seconda guerra mondiale, principalmentela Guerra dell’Oceano Pacifico ,il Ministero nipponico per il Benessere e la Salute organizzò una sezione di arti marziali e lo judo venne insegnato come tecnica di combattimento a mani nude nelle scuole, materia obbligatoria per i maschi dalle elementari all’università. Il judo aveva smarrito il Do, la Via aveva deviato nei campi di battaglia.</p>
<p>Quando gli americani vittoriosi occuparono il Giappone, per decreto dello shogun Mac Arthur vennero messe al bando tutte le arti marziali, judo compreso, quel judo che aveva smarrito la Via, creatura di un idealista in bilico tra l’esigenza della modernizzazione e la conservazione di uno spirito nazionale, di un’antica saggezza del corpo e dello spirito. Durante l’occupazione americana furono distrutti filmati sulla storia del “moderno” judo e di tutte le arti marziali del Giappone feudale, diventate tutte arti di morte del nazionalismo giapponese. Soltanto nel 1950 lo judo potrà di nuovo essere praticato in Giappone ma come sport, non più come proposta educativa globale, cioè come ideologia. Presto si diffonde in tutto il mondo, nel 1956 si svolgono i primi campionati mondiali di judo, nel 1964, alle Olimpiadi di Tokyo che segnano la rinascita del Giappone e la sua adesione alla comunità internazionale, con tutti i suoi valori e disvalori, è ammesso come sport olimpico. Il judo ha vinto, ma quante traversie, quante modificazioni di senso e di scopo ha subito, incapsulato, autorizzato a promuovere l’intesa e l’armonia globale, oppure a nuocere nelle contrastanti interpretazioni che sono state date alla Via della Cedevolezza, via dolce, morbida, gentile, oppure arma letale. Proprio come l’acqua alla quale uno dei maestri di judo di richiama per spiegare l’inspiegabile.</p>
<p><strong>IL LIBRO</strong></p>
<p>Si intitola <em>I fondamenti del judo</em>. È un manuale, appena riscoperto in Francia e inedito in Italia, scritto da uno dei più grandi artisti del Novecento, Yves Klein. Nato a Nizza nel 1928, Klein diventa famoso giovanissimo e dà scandalo Inventa giornali di un giorno, realizza gigantesche tele monocrome e dipinge con corpi nudi immersi in quel colore, il &#8220;Blue Klein&#8221;, che avrebbe brevettato alla fine degli anni Cinquanta. L&#8217;amore e la pratica del judo scorrono paralleli alla sua arte, nell&#8217;insegnamento a Madrid, nel vagheggiato viaggio a cavallo in Giappone e nei due anni trascorsi a Tokyo a perfezionarsi nei kata, le fasi fondamentali Attraverso il judo, Klein scopre che il corpo è uno spazio e che il movimento, dopo infinite osservazioni e ripetizioni, diviene &#8220;gesto automatico&#8221; che è alla base dell&#8217;arte come di ogni altra attività umana. Il libro da cui sono tratte tutte le figure di queste pagine è pubblicato da Isbn Edizioni (228 pagine, 17 euro).</p>
<p><a href="http://download.repubblica.it/pdf/domenica/2007/27052007.pdf">Scarica</a> l&#8217;articolo originario in (PDF)</p>
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		<title>Te guruma (ruota di mano)</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 09:38:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[http://www.youtube.com/watch?v=9ZgUfC5v4Vk Te guruma (ruota di mano) fa parte del gruppo di tecniche denominate Sukui-nage ed è una tecnica usata esclusivamente per il contrattacco (Kaeshi Waza) dal momento che l&#8217;attuale regolamento proibisce di afferrare le gambe in attacchi diretti. Jigoro Kano non inserì mai questa tecnica nel gruppo fondamentale del suo sistema (Go Kyo), non ritenendola abbastanza educativa [...]
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<p>Te guruma (ruota di mano) fa parte del gruppo di tecniche denominate <a title="sukui nage video" href="http://www.infojudo.com/sukui-nage-proiezione-a-cucchiaio/">Sukui-nage</a> ed è una tecnica usata esclusivamente per il contrattacco (Kaeshi Waza) dal momento che l&#8217;attuale regolamento proibisce di afferrare le gambe in attacchi diretti. <a title="Jigoro Kano video" href="http://www.infojudo.com/storia-del-judo/jigoro-kano/">Jigoro Kano</a> non inserì mai questa tecnica nel gruppo fondamentale del suo sistema (<a title="Go kyo video" href="http://www.infojudo.com/tecniche-di-proiezione/go-kyo/">Go Kyo</a>), non ritenendola abbastanza educativa per un corretto impiego dell&#8217;energia.</p>
<p>Nella sua esecuzione Tori fa scendere una mano per afferrare la gamba di uke sotto la coscia e lo solleva girandolo a testa in giù con un movimento rotatorio.</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.infojudo.com%2Fte-guruma-ruota-di-mano%2F&amp;title=Te%20guruma%20%28ruota%20di%20mano%29" id="wpa2a_12"><img src="http://www.infojudo.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p><p>Articoli correlati:<ol>
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		<title>Harai Goshi (spazzata con l&#8217;anca)</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 19:09:37 +0000</pubDate>
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=1D3WJgK2QKc">http://www.youtube.com/watch?v=1D3WJgK2QKc</a></p>
<p>[Tadashi Koike dimostra Harai Goshi]</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-490" title="harai_goshi" src="http://www.infojudo.com/wp-content/uploads/2009/12/harai_goshi.gif" alt="harai_goshi" width="194" height="201" />Harai goshi è una tecnica di anca (Koshi waza) che appartiene al secondo gruppo del <a title="Go Kyo" href="http://www.infojudo.com/tecniche-di-proiezione/go-kyo/">Go Kyo</a> (Dai Nikyo). Fu inventata da <a title="Jigoro Kano" href="http://www.infojudo.com/storia-del-judo/jigoro-kano/">Jigoro Kano</a>, per anticipare le schivate degli avversari che sfuggivano alla sua tecnica preferita: <a title="Uki Goshi" href="http://www.infojudo.com/uki-goshi-anca-fluttuante/">Uki Goshi</a>.</p>
<p>Nell&#8217;esecuzione classica Tori squilibra Uke in avanti a destra, mantenendo uno stretto contatto con il suo corpo. Tori solleva e spazza il fianco destro di Uke con la gamba tesa all’indietro, piegando il busto in avanti proietta con forza.</p>
<p>Harai Goshi è una proiezione di grande ampiezza che richiede molta energia e una grande rapidità di azione. Fondamentale è applicare correttamente il movimento di oscillazione.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=cA0tCh7MMlQ">http://www.youtube.com/watch?v=cA0tCh7MMlQ</a></p>
<p>[Kosei Inoue ottiene Ippon con Harai Goshi]</p>
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		<title>Le origini del Ne Waza nel Judo</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Sep 2011 04:10:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Katame waza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia del Judo]]></category>
		<category><![CDATA[Brasilian Ju Jitsu]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Da uno scritto dello storico St.Hilaire<br />
Traduzione a cura di P. Crugnola</strong></p>
<p><strong>Per gentile concessione del sito: </strong><strong><a title="Jigoro kano " href="http://www.jigorokano.it/" target="_blank">www.jigorokano.it</a></strong></p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 164px"><img class=" " title="Paolo Crugnola" src="http://www.judo-educazione.it/Judo/crugnola.jpg" alt="" width="154" height="230" /><p class="wp-caption-text">In memoria di Paolo Crugnola</p></div>
<p>Il ju jitsu della scuola Fesen Ryu fu fondato da Takeda Motsuge nei primi dell’800. Motsuge era nato nel 1794 a Matsuyama in Giappone. Studiò il ju jitsu fin da giovane e negli ultimi anni, quando insegnava ad Aki, fu considerato un vero e proprio Shihan dai suoi allievi. Aveva appreso il Namba Ippon Ryu da Takahashi Inobei e, nel corso della sua vita, aveva studiato anche Takenouchi Ryu, Sekiguchi Ryu, Yoshin Ryu, Shibukawa Ryu e Yagyu Ryu. Il suo stile si sviluppò mentre la classe dei Samurai si stava dissolvendo e questo lo portò ad orientarsi maggiormente verso il combattimento senz’armi. La Fusen Ryu divenne infine un’arte quasi totalmente dedita al combattimento a terra anche se questo fatto non rigurdò la totalità dei dojo (*).</p>
<p><span id="more-606"></span></p>
<p>Al volgere del secolo scorso, il maestro di Fusen Ryu, Mataemon Tanabe, sfidò un “nuovo” maestro di ju jitsu che si era inserito nel suo territorio, tale Jigoro Kano. Con il nuovo stile che insegnava aveva battuto facilmente parecchie altre scuole di ju jitsu che lo avevano sfidato. Così la scuola di Mataemon Tanabe combatté contro quella di Jigoro Kano e&#8230; vinse tutti gli incontri!! Li vinse non proiettando gli avversari, ma portandoli a terra e quindi costringendoli alla resa con leve articolari, strangolamenti, ecc. Così nacque la lotta a terra nel Judo. Jigoro Kano rimase affascinato della abilità con cui vennero battuti i suoi allievi e chiese (e forse pagò) a Mataemon Tanabe di svelargli i segreti della sua tecnica. Immediatamente designò alcuni suoi allievi, tra i migliori, a concentrarsi su queste nuove tecniche e in poco tempo il Ne Waza venne assorbito nel metodo Kodokan diventandone parte integrante.</p>
<p>Avendo ormai parecchi allievi esperti in Ne Waza, a Kano sembro una buona idea usare questo metodo nell&#8217;insegnamento per le scuole. Poiché il combattimento in Ne Waza finiva in un modo incruento con la resa dell’avversario e senza incidenti (**) esso poteva essere considerato più facilmente come attività “sportiva” e meno come arte marziale (***). Egli chiamò questo nuovo stile sportivo Kosen. Nel 1914 fu organizzato presso l&#8217;Università Imperiale di Kyoto il primo Campionato delle Scuole Superiori Giapponesi. Nel 1925 lo stile Kosen aveva così preso piede che Jigoro Kano fu costretto a stabilire nuove regole di combattimento per limitarne l’impiego nelle competizioni. Si arrivò infatti a stabilire una proporzione fra lotta a terra (30%) e lotta in piedi (70%), regola che durò fino al 1940. Tutto ciò portò ad una sorta di “frattura” all’interno del Kodokan. Molti di quei judoka che Kano aveva fatto specializzare nello stile Fusen Ryu di Mataemon Tanabe avevano condotto tutta una serie di studi e ricerche in tal senso e questo aveva fatto sì che loro e i loro allievi primeggiassero ora in quasi tutte le competizioni.</p>
<p>Per Jigoro Kano questo non poteva andar bene perché la loro supremazia incrinava quel delicato equilibrio che egli stava cercando di creare all’interno del Kodokan. Il Kodokan doveva rappresentare una sintesi del vecchio Ju Jitsu e non poteva quindi fare preferenze fra questo o quello stile. Nel contempo Kano aveva il problema di diffondere il suo sistema anche all’estero e per attuarlo non poteva utilizzare persone che non fossero in grado di difendere gli ideali del Kodokan anche davanti alle inevitabili “sfide” alle quali sarebbero andati incontro. Per questi motivi Kano decise d’inviare gli allievi “specialisti” nel Ne Waza e protagonisti del nuovo stile Kosen.</p>
<p>Fra questi allievi vi erano Hirata, Tomita e Maeda. Maeda con Tomita andò negli U.S.A. e dopo tante peripezie fini in Brasile dove insegnò ai fratelli Gracie la sua tecnica. Ecco perché il Brasilian Ju Jitsu é quasi tutto lotta a terra, perché proviene dal famoso stile Kosen. Il Kosen continuò a sopravvivere in pochi luoghi, fra questi il dojo di Hirata Kanae in Giappone, che continua tuttora la propria attività anche dopo la sua morte avvenuta nel 1998.</p>
<p>(*) Esistono infatti, ancora oggi, dojo di Fusen Ryu che non insegnano solamente lotta a terra.<br />
(**) In quel periodo, agli inizi del ‘900, la tecnica del Judo era ancora da mettere a punto e i combattimenti in piedi non sempre finivano in maniera incruenta.<br />
(***) Nel Giappone del tempo era in atto una sorta di “rifiuto” verso tutto ciò che poteva avere richiami con il passato guerriero del Giappone e/o costituisse ostacolo nei confronti della modernità.</p>
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