Difesa personale: un illusione?

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di P. Crugnola
Febbraio 2004

Per gentile concessione del sito: www.jigorokano.it

In memoria di Paolo Crugnola

La difesa personale é argomento di grande attualità. Discipline antiche, insieme ad altre di più recente estrazione, si contendono il primato dell’efficienza e della sicurezza, esibendo tecniche e situazioni sempre più complesse e micidiali e risolvendole con modi altrettanto complessi e talora spettacolari.

La gente risponde ammirata a queste sollecitazioni e, nel suo intimo, sogna e spera di riuscire, se non proprio ad emulare, almeno a raggiungere un livello di “autosufficienza” che consenta di muoversi con sicurezza nelle più consuete situazioni di pericolo. Pericolo che, per altro, é quotidianamente confermato: basta, infatti, sfogliare qualsiasi giornale per verificare l’entità e la preoccupante prossimità di tutto il problema.

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Utopia, coscienza e disciplina: la via spirituale del Judo.

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Sport olimpico o filosofia di vita? I mille risvolti del Judo, visti attraverso gli occhi “orientali” di un istruttore italiano che lavora con i disabili e racconta l’utilità sociale di una disciplina nata sui banchi di scuola.

di Gianandrea Bungaro

Da “il manifesto” del 20 Dicembre 2000 – Tutti i diritti riservati
Per gentile concessione del sito: Scuola Judo Tomita

Il fiore del ciliegio, simbolo del Judo

Il fiore del ciliegio, simbolo del Judo

Già questa estate, durante le Olimpiadi di Sidney, il Judo, arte marziale giapponese, era salito agli onori della cronaca sportiva italiana grazie alle medaglie che gli atleti azzurri avevano conquistato sul tatami australiano. Prima di allora, come già avvenne nelle Olimpiadi di 36 anni fa che si svolsero a Tokio e che portarono per la prima volta un’arte marziale a confrontarsi con lo sport da medaglia, molti italiani non conoscevano gran ché di questa disciplina sportiva. Il kimono bianco (che poi si chiama Judogi), il saluto e la lotta, queste le poche nozioni che la maggior parte delle persone hanno sulla “Via della Cedevolezza” (traduzione letterale di Ju-Do). Un avvinghiarsi continuo fino a quando uno dei due cade per terra (sul tatami) e perde.

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Al judo serve lo sport?

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di P. Crugnola
Novembre 2003

Per gentile concessione del sito: www.jigorokano.it

In memoria di Paolo Crugnola

Qualcuno potrebbe subito obiettare: “Ma il judo é uno sport!”. La questione non é così semplice. Il judo é nato come sistema educativo per la mente ed il corpo al fine di un migliore impiego delle energie individuali in un clima di collaborazione, amicizia e mutua prosperità. Il suo fondatore, Jigoro Kano, ha previsto due modalità pratiche ben precise per l’apprendimento del judo e di tutto il suo bagaglio tecnico culturale: kata e randori. Chi pratica judo non ha bisogno di altro per progredire ed il suo livello di apprendimento può essere sempre misurato verificandone l’esecuzione.

E‘ anche vero che Jigoro Kano, al fine di promuovere la conoscenza e la pratica del Judo Kodokan, spinse e quasi ottenne (*) presso il Comitato Olimpico affinché il judo diventasse specialità olimpica insieme alle altre discipline sportive esistenti. E’ anche vero che, sempre Jigoro Kano, diede impulso e stimolo alla competizione organizzando alcuni momenti agonistici, anche molto spettacolari e coinvolgenti (ad es. il Koaku Shiai). 

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Harai Goshi (spazzata con l’anca)

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[Tadashi Koike dimostra Harai Goshi]

harai_goshiHarai goshi è una tecnica di anca (Koshi waza) che appartiene al secondo gruppo del Go Kyo (Dai Nikyo). Fu inventata da Jigoro Kano, per anticipare le schivate degli avversari che sfuggivano alla sua tecnica preferita: Uki Goshi.

Nell’esecuzione classica Tori squilibra Uke in avanti a destra, mantenendo uno stretto contatto con il suo corpo. Tori solleva e spazza il fianco destro di Uke con la gamba tesa all’indietro, piegando il busto in avanti proietta con forza.

Harai Goshi è una proiezione di grande ampiezza che richiede molta energia e una grande rapidità di azione. Fondamentale è applicare correttamente il movimento di oscillazione.

[Kosei Inoue ottiene Ippon con Harai Goshi]

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Le origini del Ne Waza nel Judo

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Da uno scritto dello storico St.Hilaire
Traduzione a cura di P. Crugnola

Per gentile concessione del sito: www.jigorokano.it

In memoria di Paolo Crugnola

Il ju jitsu della scuola Fesen Ryu fu fondato da Takeda Motsuge nei primi dell’800. Motsuge era nato nel 1794 a Matsuyama in Giappone. Studiò il ju jitsu fin da giovane e negli ultimi anni, quando insegnava ad Aki, fu considerato un vero e proprio Shihan dai suoi allievi. Aveva appreso il Namba Ippon Ryu da Takahashi Inobei e, nel corso della sua vita, aveva studiato anche Takenouchi Ryu, Sekiguchi Ryu, Yoshin Ryu, Shibukawa Ryu e Yagyu Ryu. Il suo stile si sviluppò mentre la classe dei Samurai si stava dissolvendo e questo lo portò ad orientarsi maggiormente verso il combattimento senz’armi. La Fusen Ryu divenne infine un’arte quasi totalmente dedita al combattimento a terra anche se questo fatto non rigurdò la totalità dei dojo (*).

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Kata Guruma (ruota sulle spalle)

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[Il Maestro Tadashi Koike dimostra Kata Guruma]

Kata GurumaKata Guruma è una proiezione di grande ampiezza che consiste nel fare oscillare Uke sulle spalle. Classificata come tecnica di braccia (te waza), appartiene al terzo gruppo del Go Kyo (Dai Sankyo).

Il maestro Jigoro Kano ideò personalmente Kata Guruma prendendone spunto da una antica del jujitsu: Kino Katsugi che consisteva nel caricare sul dorso Uke e proiettarlo di traverso con un ginocchio a terra. Kano subiva questa tecnica da un allievo più grande e prepotente, per questo ne era rammaricato: il maestro lesse vari trattati, vide tecniche occidentali e asiatiche di lotta ed ideò la tecnica che si conosce ai giorni nostri. Il maestro incontrò di nuovo il prepotente jujitsuka ma l’esito fu completamente differente, nonostante Kano fosse molto più gracile.

In Kata guruma Tori, attraverso una forte trazione alla manica di Uke, lo obbliga a portare tutto il peso sul suo piede destro, quindi abbassandosi con la spalla sotto la cintura, carica Uke e lo fa oscillare sulle spalle. Nella proiezione, Tori richiama la gamba sinistra al fine di fare spazio per la caduta ad Uke.

Kata Guruma, per un certo periodo, venne praticamente abbandonata in competizione ma è ritornata in voga in seguito, con varianti molto interessanti (si veda il video di seguito) che un po’ la snaturano  ma che pongono l’accento sull’efficacia in combattimento.

[Compilation di Kata Guruma (e delle sue varianti) in competizione]

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Lezione di Judo. Yves Klein, l’arte di essere flessibile

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Articolo tratto da “La Repubblica”  del 27.05.2007

Di Renata Pisu

Che paese in fibrillazione era il Giappone verso la fine dell’Ottocento, quando per sopravvivere cominciò la sua veloce corsa alla modernizzazione. Tutto doveva essere nuovo, moderno, basta con le antiche usanze feudali, abolita la casta dei samurai ai quali un editto dell’Imperatore Meiji proibì di portare le due sacrosante spade; così i poveri ex guerrieri si videro costretti a diventare imprenditori, funzionari, impiegati, e a vestirsi con capi di abbigliamento occidentale, magari soltanto una bombetta, o un paio di pantaloni con sopra il kimono.

I bimbi nelle scuole cantavano la canzone della Palla della Civiltà, dovevano contare ogni rimbalzo nominando oggetti utili come la macchina a vapore, i lampioni a gas, le scarpe di cuoio, per mettersi bene in mente cosa era nuovo e bello, mentre l’Imperatore scriveva versi tipo «Oh, come vorrei rendere questo paese secondo a nessuno».

(continua…)

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