Utopia, coscienza e disciplina: la via spirituale del Judo.
Sport olimpico o filosofia di vita? I mille risvolti del Judo, visti attraverso gli occhi “orientali” di un istruttore italiano che lavora con i disabili e racconta l’utilità sociale di una disciplina nata sui banchi di scuola.
di Gianandrea Bungaro
Da “il manifesto” del 20 Dicembre 2000 – Tutti i diritti riservati
Per gentile concessione del sito: Scuola Judo Tomita

Il fiore del ciliegio, simbolo del Judo
Già questa estate, durante le Olimpiadi di Sidney, il Judo, arte marziale giapponese, era salito agli onori della cronaca sportiva italiana grazie alle medaglie che gli atleti azzurri avevano conquistato sul tatami australiano. Prima di allora, come già avvenne nelle Olimpiadi di 36 anni fa che si svolsero a Tokio e che portarono per la prima volta un’arte marziale a confrontarsi con lo sport da medaglia, molti italiani non conoscevano gran ché di questa disciplina sportiva. Il kimono bianco (che poi si chiama Judogi), il saluto e la lotta, queste le poche nozioni che la maggior parte delle persone hanno sulla “Via della Cedevolezza” (traduzione letterale di Ju-Do). Un avvinghiarsi continuo fino a quando uno dei due cade per terra (sul tatami) e perde.





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