Archivi per la Categoria 'Storia del Judo'
Le origini del Ne Waza nel Judo
Da uno scritto dello storico St.Hilaire
Traduzione a cura di P. Crugnola
Per gentile concessione del sito: www.jigorokano.it

In memoria di Paolo Crugnola
Il ju jitsu della scuola Fesen Ryu fu fondato da Takeda Motsuge nei primi dell’800. Motsuge era nato nel 1794 a Matsuyama in Giappone. Studiò il ju jitsu fin da giovane e negli ultimi anni, quando insegnava ad Aki, fu considerato un vero e proprio Shihan dai suoi allievi. Aveva appreso il Namba Ippon Ryu da Takahashi Inobei e, nel corso della sua vita, aveva studiato anche Takenouchi Ryu, Sekiguchi Ryu, Yoshin Ryu, Shibukawa Ryu e Yagyu Ryu. Il suo stile si sviluppò mentre la classe dei Samurai si stava dissolvendo e questo lo portò ad orientarsi maggiormente verso il combattimento senz’armi. La Fusen Ryu divenne infine un’arte quasi totalmente dedita al combattimento a terra anche se questo fatto non rigurdò la totalità dei dojo (*).
Tomiki Sensei: un ponte tra Judo e Aikido
[Kenji Tomiki dimostra le tecniche del suo stile di Aikido, lo Shodokan]
Tomiki fu inviato giovanissimo da Jigoro Kano a studiare con O sensei Ueshiba, il fondatore dell’Aikido. Dopo la sua formazione, Tomiki fu nominato capo della commissione del Kodokan che negli anni ’50 codificò il Kodokan Goshin Jutsu, il nuovo kata della difesa personale del Judo.
Nel Kodokan Goshin Jutsu è evidente l’influenza delle tecniche di Aikido, un arte che enfatizza le leve ai polsi, i tai sabaki e i controlli al suolo.
Lezione di Judo. Yves Klein, l’arte di essere flessibile
Articolo tratto da “La Repubblica” del 27.05.2007
Di Renata Pisu
Che paese in fibrillazione era il Giappone verso la fine dell’Ottocento, quando per sopravvivere cominciò la sua veloce corsa alla modernizzazione. Tutto doveva essere nuovo, moderno, basta con le antiche usanze feudali, abolita la casta dei samurai ai quali un editto dell’Imperatore Meiji proibì di portare le due sacrosante spade; così i poveri ex guerrieri si videro costretti a diventare imprenditori, funzionari, impiegati, e a vestirsi con capi di abbigliamento occidentale, magari soltanto una bombetta, o un paio di pantaloni con sopra il kimono.
I bimbi nelle scuole cantavano la canzone della Palla della Civiltà, dovevano contare ogni rimbalzo nominando oggetti utili come la macchina a vapore, i lampioni a gas, le scarpe di cuoio, per mettersi bene in mente cosa era nuovo e bello, mentre l’Imperatore scriveva versi tipo «Oh, come vorrei rendere questo paese secondo a nessuno».


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